Il fallimento calcistico è una lezione sociale

Pur non volendo ricoprire il ruolo di uno dei 50 milioni di Commissari Tecnici della Nazionale di Calcio Italiana, mi sento di utilizzare l’insuccesso per trarne indicazioni socio-politiche e manageriali utili per la collettività imprenditoriale e sportiva.

Lo scenario generale in Italia presenta una scomposizione e un frazionamento che ha fatto dire ad attrezzati giornalisti che abbiamo troppi generali e poche truppe, segnalando una dinamica sociale ormai molto estesa.

Infatti, la spinta edonistica, i modelli di riferimento sul successo professionale, la dimensione del potere esercitato a qualunque costo per emergere, la distanza tra chi rappresenta e chi è rappresentato, portano a cercare risultati, posizioni di prestigio, onori, assolutamente individuali.

Così i partiti non sono più guidati da un Leader in cui tutti si riconoscono per i valori comuni professati, bensì si frazionano in tanti Leader di parti, per lo più sconnesse, o addirittura devianti, od anche costituenti altri partiti ispirati da concetti un poco diversi da quelli precedenti e tuttavia che consentono un proprio spazio di successo personale (meglio primo in un piccolo ambito, che uno dei tanti in un grande contesto).

Ne consegue un frazionamento dei principi e degli indirizzi, talvolta più pretestuosi che reali, dove è più facile essere tutti contro tutti, che non trovare punti di accordo o alleanze, se non fortemente strumentali.

Assistiamo ad una ripresa economica, certificata da dati e numeri, che rischiamo di disperdere perché ognuno cerca di giocarsi una sua partita privata anziché trovare strategie condivisibili a favore della collettività che da questo trend si aspetta giustamente un ritorno.

Nel calcio da tempo assistiamo a lotte intestine, a correnti di pensiero opposte, a giochi di “partito”, a un contrapporsi continuo, a un’assenza di visione e soprattutto ad una strategia comune.

Tra la politica del calcio e il calcio giocato, il cammino è breve. La sottovalutazione degli avversari, la sopravvalutazione della propria squadra o del proprio valore, la mancanza di allenamenti adeguati, l’assenza di una visione comune, l’incertezza che accompagna il percorso, soprattutto la perdita del senso del “TEAM” mutuata dalla cultura sociale che stiamo vivendo e non risolta dall’allenatore, sono variabili che hanno influito come un rapporto causa – effetto sui risultati.

Si consideri che fino all’incontro con la Spagna, perso malamente, la Nazionale di calcio sembrava ancora una forza significativa, ma dopo quella partita niente ha più funzionato. E’ avvenuto un crack impetuoso che ha minato alla base il rapporto tra Allenatore e giocatori e creato insidie nei rapporti con la FIGC e con le varie correnti di pensiero pro o contro Ventura, da allora chiamato Sventura.

Quando viene a mancare la Fiducia, la Psicologia insegna che si compromette il legante che tiene insieme le persone oltre che ridurre le capacità di apporto individuale. Certo è che da allora non si è più vista una squadra, ma un insieme di calciatori, più o meno abili, che hanno giocato una partita individualmente e per forza di cose in relazione con gli altri.

Quando manca una Leadership riconosciuta, e ai diversi livelli, certamente si snatura il rapporto tra chi guida e chi traduce le linee tattiche in prestazioni e risultati.

Credo che il calo di valore sia stato dovuto più a fattori intangibili che a fattori tangibili.

Nelle Aziende il Clima e la Cultura Organizzativa influiscono enormemente su prestazioni e risultati di ognuno e della squadra complessiva, altrettanto, a mio avviso, avviene nei partiti odierni, specialmente nella sinistra italiana dove è evidente la crisi di Leadership unificante.

E’ successo, e in fondo non poteva che essere così, nel calcio, che è per forza di cose uno specchio della società più vasta.

Oggi assistiamo ad un fallimento specifico, da 60 anni eravamo stabilmente ai Campionati del Mondo e siamo detentori di ben 4 coppe, ma a ben guardare nelle ultime due edizioni abbiamo fatto figure pellegrine. Quindi non è di ora la crisi, bensì è l’evento finale di un processo iniziato da anni, dove le squadre italiane, con più stranieri che italiani in campo e a libro paga, dimostrano abbondantemente il tipo di movimento in atto e l’indirizzo degli investimenti sui talenti.

Predomina, come nella società più vasta e nella maggior parte delle Aziende il “qui e ora” senza nessun respiro a lungo termine. E’ un fenomeno che porta inesorabilmente all’entropia.

Il debito pubblico è un optional, non un obiettivo da raggiungere (va diminuito altrimenti prima o poi se ne pagheranno conseguenze tragiche); l’inquinamento e il degrado dell’ambiente prosegue in modo pesante e molto pericoloso, ma non si fa quasi nulla per contrastarlo.

Come nelle Aziende in crisi, anche il calcio (e così il Governo), dovrebbero costruire un programma a lungo termine, serio e impegnativo, creando un modello d’eccellenza che ci riporti a livello di competitività con i migliori (Francia, Spagna, Germania e ora anche Inghilterra lo dimostrano), in sostanza disegnando un percorso e facendo investimenti che portino a risultati reali perché fanno crescere il valore dei singoli e soprattutto del gruppo.

Un conto è un’accozzaglia mal guidata e ben altro è un team armonico e integrato, che francamente da molto tempo non abbiamo più visto.

Giorgio Cozzi

Giorgio Cozzi, Sociologo e Psicologo
CEO di ISO Interventi Socio Organizzativi Srl
Partner Italiano di Extended Disc (Piattaforma evoluta di Analisi dei Comportamenti)
Ex Presidente di ASSORES (Associazione fra Società di Selezione)
Membro attivo di CRESCITA (Associazione fra Società di Ricerca e Selezione del Personale)
Trainer e Coach
Esperto di BBS (Behavior Based Safety)
Ha lavorato in Azienda presso Banca Popolare di Novara – Cotonificio Cantoni – Plasmon
Ha lavorato vent’anni in un Gruppo Internazionale di Training (Tack International)
Ha partecipato a Convegni Internazionali e Nazionali sul mondo del lavoro
Presidente di AISM, Associazione Italiana Scientifica di Metapsichica, autore di libri sulla Parapsicologia
Autore di Turbomanagement – Sperlimg & Kupfer (con Bucci e Sprega)
Autore di Turbomanagement 2 – Franco Angeli Editore
Autore di Cambia, Adesso! – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)
Autore di Le parole segrete della vendita – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)

 

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