Lavoro: stress e benessere organizzativo

Da anni si discute sullo stress come fonte di disagio che si ripercuote sia sulla vita sia sul lavoro.

In effetti la realtà è costituita da entrambi, come due vasi comunicanti in cui l’equilibrio dell’uno influenza quello dell’altro.

Separare nettamente il mondo del lavoro dal resto della propria vita è un esercizio difficile, più concettuale che reale, perché, quanto meno a livello inconscio, l’insoddisfazione in uno dei due mondi finisce per invadere l’altro.

E’ ben vero che esistono persone capaci di isolare le due sfere, tuttavia anche questa operazione non è esente da conseguenze, sia perché toglie comunque qualcosa all’azione, al vissuto, all’espressione di sé, sia perché costa un’energia psichica spesso non avvertita.

Ormai è noto che lo stress è composto di due aspetti, uno positivo e l’altro negativo, rispettivamente eustress e distress, anche se di norma quando si parla di stress si intende solo quello negativo.

Solo per chiarire basti pensare a un atleta ai blocchi di partenza per una gara dei cento metri. La tensione è palpabile, tanti piccoli gesti per controllarne il livello, gesti meccanici, ripetitivi, automatici, destinati a scaricare l’eccesso di tensione e a mantenere la carica esplosiva che di lì a pochissimo emergerà con tutta la sua forza. Nello sport è un fatto subito evidente, portare la tensione al massimo senza travalicare quella soglia che può impedire la prestazione stessa.

Nel mondo del lavoro, pur in formato ridotto, accade la stessa cosa: essere senza alcuna tensione potrebbe essere del tutto inappropriato e influirà sulle performance lavorative; essere troppo tesi influirà senz’altro sulle prestazioni richieste.

Dunque occorre equilibrio nella tensione emotiva, privilegiando l’eustress (una giusta e valida tensione per fare ciò che viene richiesto e più questo è importante e più la soglia si eleva) e controllando o allontanando il distress.

Facciamo un esempio concreto. Allo sportello con una coda davanti sarà importante essere veloci e sintetici nel rispondere agli utenti e nello sbrigare le pratiche relative, se mancasse una tensione positiva i tempi potrebbero allungarsi generando fastidio alle persone in attesa. Altrettanto essere sgarbati, non rispondere, magari prendersela con il troppo lavoro, lamentarsi, potrebbe scontentare l’utenza e creare antagonismi o peggio.

Mantenere l’autocontrollo è uno degli aspetti fondamentali dell’attività lavorativa, specie nelle interazioni e questo significa privilegiare gli obiettivi (perché uno è lì, cosa gli viene richiesto, quale funzione ha, che stile deve adottare, ecc.) rispetto alle problematiche che s’incontrano.

Naturalmente il lavoro è influenzato non solo dall’interno (come uno si trova, in che clima vive, che tipo di relazioni ha con Capo, Colleghi, Collaboratori, come viene trattato, quanto è motivato, ecc.), bensì anche dall’esterno (la famiglia, la società, lo Stato, ecc.). Il che comporta talvolta di vivere frustrazioni, ansie, problemi, che agitano e mettono in difficoltà, così che quando si arriva sul lavoro si importano tensioni (magari eccessive) che influiscono su atteggiamenti e comportamenti adottati. In questo modo si rischia di impattare negativamente sul lavoro e con le relazioni, finendo per entrare in un loop. Insoddisfazioni “fuori”, insoddisfazioni “dentro”, accumulo di tensioni che possono portare a malessere, sia organizzativo che famigliare.

Dunque il benessere organizzativo può essere facilitato dall’Immagine aziendale, dal clima che si respira in azienda, dalla motivazione al lavoro, dai riconoscimenti che si ottengono, dallo sviluppo delle proprie capacità, dalla consapevolezza del ruolo svolto. Tutti fattori su cui l’Azienda può intervenire per creare un contesto culturale di rispetto reciproco, di affermazione delle competenze e capacità, di attenzione alle “persone”, tuttavia non può intervenire (se non in minima parte) sulle vicende extra lavoro che pure influiscono sul benessere/malessere organizzativo.

Occorre dunque la capacità di gestione dei fattori di stress (stressori) impedendo che possano essere trasferiti sul lavoro e nei rapporti aziendali, peraltro si richiede anche la capacità di comprensione di Capi, Colleghi e Collaboratori, per attutire, attenuare, le influenze negative del mondo esterno.

Insomma, il benessere organizzativo richiede sì investimenti aziendali rivolti a “far star bene i dipendenti”, tuttavia richiede anche la consapevolezza e il senso di responsabilità di tutti, coscienti che ognuno deve giocare il proprio ruolo per evitare di cadere nel distress o peggio di causarne altro.

I circoli virtuosi avvengono laddove in azienda si vive bene l’attività che si svolge, traendone soddisfazioni, così da portare “a casa” energie positive per affrontare e risolvere i problemi famigliari e sociali, riportando poi in azienda atteggiamenti positivi e comportamenti efficaci, in una ruota che gira costruendo salute e tranquillità.

Non sempre è facile, peraltro è certo il contrario, vale a dire cadere nella trappola dei circoli viziosi.

Dunque il benessere organizzativo come valore va riconosciuto come una leva per performare meglio in azienda, non solo come risultati individuali, bensì come successo globale, sia sul piano dei numeri, sia a livello di persone.

Altrettanto occorre riconoscere che l’eventuale malessere organizzativo ha ricadute sia sui risultati che sul clima, influenzando in larga misura la vita stessa dei dipendenti anche al di là del posto di lavoro, non solo sul piano emotivo, perché il distress continuato provoca anche patologie psicosomatiche.

Ne consegue l’esigenza di considerare la wellness un obiettivo comune per tutti.

Risulta che laddove la “visione” è chiara e la “missione” condivisa le persone vivono meglio, così come disporre di precise direttive genera sicurezza e stabilità, mentre le azioni di sostegno e supporto aiutano a superare le difficoltà e i problemi con maggiore serenità. L’attenzione alle persone e l’ascolto risultano ingredienti indispensabili e se diffusi producono senso di appartenenza e motivazione, così come l’assegnazione di responsabilità e un adeguato livello di autonomia. Il riconoscimento dei meriti è un corollario efficace per sentirsi parte attiva del sistema aziendale.

Una cultura ispirata alla wellness produce sempre risultati positivi e sprona l’orgoglio a sentirsi parte integrante di una comunità organizzativa efficiente ed efficace.

Giorgio Cozzi

Giorgio Cozzi, Sociologo e Psicologo
CEO di ISO Interventi Socio Organizzativi Srl
Partner Italiano di Extended Disc (Piattaforma evoluta di Analisi dei Comportamenti)
Ex Presidente di ASSORES (Associazione fra Società di Selezione)
Membro attivo di CRESCITA (Associazione fra Società di Ricerca e Selezione del Personale)
Trainer e Coach
Esperto di BBS (Behavior Based Safety)
Ha lavorato in Azienda presso Banca Popolare di Novara – Cotonificio Cantoni – Plasmon
Ha lavorato vent’anni in un Gruppo Internazionale di Training (Tack International)
Ha partecipato a Convegni Internazionali e Nazionali sul mondo del lavoro
Presidente di AISM, Associazione Italiana Scientifica di Metapsichica, autore di libri sulla Parapsicologia
Autore di Turbomanagement – Sperlimg & Kupfer (con Bucci e Sprega)
Autore di Turbomanagement 2 – Franco Angeli Editore
Autore di Cambia, Adesso! – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)
Autore di Le parole segrete della vendita – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)

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