Sport & Work n.100-15/2017-anno 4 – Il mondo del lavoro chiama, i giovani rispondono?

Il Ministro dell’Economia parla chiaro: i segnali di ripresa sono forti e solidi e probabilmente duraturi, dunque congiuntura favorevole.

Ne sapranno approfittare gli Italiani? Le strutture pubbliche sono pronte a facilitare l’utilizzo positivo di un trend favorevole?

L’Export è aumentato sensibilmente, nonostante l’euro forte, quindi le nostre imprese (almeno molte) ci sanno fare e propongono prodotti innovativi, qualitativamente eccellenti, competitivi su tutti i mercati.

Peccato che la macchina pubblica sia un carrozzone lento, burocratico, inceppante. Doveva esserci una “semplificazione” (appositi Ministeri, sic!) ma la cosiddetta “lean organisation” appare ancora allo stato di teoria e di belle parole spese dai politici, mentre le azioni concrete languono.

Nonostante ciò l’Occupazione ha avuto sussulti positivi, Jobs Act o no, comunque si segnalano molte più ricerche di personale che nel recente passato e si assiste ad assunzioni in numeri maggiori.

Rimane una latenza in almeno due aspetti.

Il primo è frutto della mancanza di investimenti sulle competenze. Una parte della popolazione, “esperta” è andata in pensione o è diventata obsoleta professionalmente perché non ha cambiato il “sapere” e il “saper fare” delle nuove tecnologie e dei nuovi sistemi. Nessun o scarsi investimenti sui giovani perché apprendessero le basi degli esperti e potessero acquisire il know how successivo. Così che il gap tra ciò che serve alle Aziende e quanto il mercato del lavoro offre, come competenze, si è dilatato.

Per cui da una parte ci sono le opportunità, dall’altra mancano le persone o essendo rare non cambiano (hanno controfferte vantaggiose per rimanere dove sono, se bravi).

Il secondo è rappresentato dalla differenza tra gli interessi dei giovani (soprattutto neo laureati) e le offerte delle Imprese. A RTL 102.500 diversi imprenditori si sono lamentati dei rifiuti ottenuti da chi volevano assumere, dopo una dura selezione, appunto perché volevano fare ciò per cui si erano (culturalmente) specializzati e non ciò che si offriva loro. Ovviamente è un diritto legittimo, anche encomiabile se si vuole. Solo che c’è anche l’analisi di realtà, questo è quello che offre concretamente il mercato del lavoro, e in più c’è una considerazione da fare: l’inizio di un’esperienza lavorativa consente di acquisire competenze reali e di valutare meglio sia le proprie ambizioni, sia le alternative reperibili sul mercato.

Insomma, fare esperienza sembra una strada che facilita e non che ostacola la propria crescita personale.

Sembra in qualche modo che la cultura dominante favorisca uno stereotipo di lavoro in antitesi con la realtà specifica del mercato di oggi, così come esistono molti lavori che i giovani non laureati e non in possesso di competenze particolari si rifiutano di fare.

Negli Stati Uniti il lavoro è il lavoro, se uno ha bisogno di lavorare non guarda al prestigio o allo status professionale, accetta un lavoro e lo fa, poi può sempre ambire a qualsiasi altra opportunità che trova, coerentemente, sul mercato.

Da noi sembra più comodo parcheggiare a lungo in famiglia, essere a carico dei genitori, in attesa che la buona novella porti soluzioni adeguate.

Non si può fare di tutte le erbe un fascio, ma è certo che esistono dei gap sostanziali tra domanda e offerta di lavoro e le istituzioni pubbliche dovrebbero formare e informare i giovani perché acquisiscano consapevolezza delle dinamiche presenti sul mercato del lavoro.

Contemporaneamente dovrebbero investire molto di più sulle Imprese perché coprano il gap con iniziative di vera formazione alle competenze necessarie e alla costruzione di sentieri di carriera che consentano ai giovani di decidere non solo nel “qui e ora”, bensì anche in visione prospettica.

Il trend favorevole va sfruttato opportunamente sia dalle Imprese che dai giovani (altrettanto vale per i “riconvertiti” che hanno ora più possibilità) e per farlo occorre una legislazione più leggera nelle regole e più snella nelle pratiche, oltreché più abile negli incentivi.

 

Giorgio Cozzi

Giorgio Cozzi, Sociologo e Psicologo
CEO di ISO Interventi Socio Organizzativi Srl
Partner Italiano di Extended Disc (Piattaforma evoluta di Analisi dei Comportamenti)
Ex Presidente di ASSORES (Associazione fra Società di Selezione)
Membro attivo di CRESCITA (Associazione fra Società di Ricerca e Selezione del Personale)
Trainer e Coach
Esperto di BBS (Behavior Based Safety)
Ha lavorato in Azienda presso Banca Popolare di Novara – Cotonificio Cantoni – Plasmon
Ha lavorato vent’anni in un Gruppo Internazionale di Training (Tack International)
Ha partecipato a Convegni Internazionali e Nazionali sul mondo del lavoro
Presidente di AISM, Associazione Italiana Scientifica di Metapsichica, autore di libri sulla Parapsicologia
Autore di Turbomanagement – Sperlimg & Kupfer (con Bucci e Sprega)
Autore di Turbomanagement 2 – Franco Angeli Editore
Autore di Cambia, Adesso! – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)
Autore di Le parole segrete della vendita – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)

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Giampaolo Santini

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