Progetto “Sport/Alimentazione/Benessere: il latte è bianco ma non immacolato!

Per diversi milioni di anni, l’unico latte consumato dagli antenati dell’uomo moderno e dall’Homo Sapiens è stato il latte umano.

L’addomesticamento degli animali da latte è iniziato migliaia di anni fa e durante quest’epoca si sarebbe diffuso anche il consumo di latte e dei suoi derivati. Ma è a partire dal secolo scorso che il latte vaccino e i suoi derivati hanno cominciato a svolgere un ruolo importante nell’alimentazione di adulti e bambini soprattutto in Occidente..

E’ innegabile che il latte e i latticini oltre ad essere una voce rilevante nella dieta di miliardi di persone, rappresenta nel nostro paese una importante realtà occupazionale e produttiva.

Rimane tuttavia il fatto che non possiamo nascondere le evidenze scientifiche e che almeno dobbiamo prendere in considerazione che il latte e i latticini possono recare importanti danni alla salute tra cui diverse malattie infiammatorie croniche.

I danni del latte vaccino nella popolazione infantile

Tanto per cominciare secondo molti scienziati l’unico latte veramente adatto alle necessità del neonato e del bambino è il latte della nostra stessa specie ovvero il latte umano. Infatti confrontando il latte umano con il latte vaccino si osservano importanti differenze:

  • Il latte vaccino contiene elevate quantità di proteine, necessarie per assicurare la rapida crescita dei vitelli che raddoppiano il proprio peso in circa 30 giorni contro i 105-126 giorni e raggiungono circa 100 chili in un anno.
  • Gli zuccheri e i grassi contenuti nel latte materno favoriscono uno sviluppo molto più lungo e articolato del cervello del lattante rispetto a quello del vitello.
  • Il latte vaccino negli umani non viene digerito del tutto. La genesi del diabete di tipo 1, correlata all’assunzione di latte, nella popolazione infantile, può essere sinteticamente spiegata così: le proteine del latte vaccino, assunto dal bambino, arrivano nell’intestino. Esse, qui, vengono scisse negli amminoacidi di cui esse sono composte.

In alcuni casi però, in bambini geneticamente predisposti, il latte non è digerito completamente ed alcuni amminoacidi o frammenti proteici non digeriti rimangono nell’intestino e da qui possono essere assorbiti dal sangue. Alcuni di questi frammenti hanno però la stessa struttura delle cellule pancreatiche deputate alla produzione di insulina (ormone che regola la concentrazione di zuccheri nel sangue). Il sistema immunitario perde così la capacità di distinguere i frammenti proteici indigeriti del latte e le cellule pancreatiche e produrrà anticorpi che indistintamente saranno diretti sia contro i frammenti proteici del latte e sia contro le cellule pancreatiche.

Il bambino dunque perde con il tempo la capacità di produrre insulina e svilupperà il diabete.

Già nel 1992 un importante studio condotto in Finlandia aveva dimostrato gli effetti dannosi del latte vaccino nei bambini e numerosi successivi studi hanno evidenziato che bambini diabetici avevano più anticorpi del latte rispetto ai bambini sani.

Ma i danni di un consumo continuo prolungato e talvolta eccessivo del latte, sono evidenti non solo nei bambini ma anche nella popolazione di adulti.

Già dopo i 2 anni la lattasi, ossia l’enzima che scinde lo zucchero presente nel latte (il lattosio), progressivamente perde la sua funzionalità. Se continuiamo a essere in grado di digerire il latte è solo perché non smettiamo di berlo, o ne consumiamo in modeste quantità: una funzionalità residua della lattasi rimane. Popolazioni come quelle asiatiche, che non bevono latte di mucca, sono completamente incapaci di digerire il latte, tuttavia sempre di più anche nel mondo occidentale si evidenziano intolleranze al latte in età adulta.

Il lattosio e la lattasi non sono però gli unici due imputati per quanto riguarda l’insalubrità dei latticini; i problemi maggiori e le conseguenze più negative per la salute sono legati ad una proteina, la caseina: “Caseina, sostanza cancerogena più significativa mai rilevata”. (La provocazione di T. Colin Campbell)

Le proteine del latte vaccino sono costituite da caseina per l’80%, mentre nel latte materno la percentuale cala al 35%: ma non è tutto: oggi si conosce sempre più in maniera dettagliata, gli effetti della caseina degradata da processi industriali, primo tra tutti la pastorizzazione, a cui tutto il latte viene sottoposto per abbatterne la carica batterica e aumentarne la conservabilità. Quando si sottopone la caseina alla temperatura di pastorizzazione (circa 70°C), questa proteina coagula e decade, diventando una sostanza colloidale insolubile. In questa forma la caseina è utilizzata come collante a livello industriale: è quella sostanza che permette alle etichette di rimanere incollate alle bottiglie di vetro, ad esempio. E nel nostro organismo, cosa causa la caseina degradata? A seconda del grado di denaturazione subito si ha una più o meno marcata alterazione della permeabilità intestinale: più il processo termico del latte è spinto, più la caseina sarà compromessa.

Per questo motivo è categorico evitare il latte a lunga conservazione: le condizioni termiche a cui è stato sottoposto sono davvero molto più violente rispetto al latte fresco da banco frigo (che comunque è pastorizzato). L’alterata permeabilità intestinale, che a lungo andare si può instaurare, predisporrà a molte patologie atopiche, infiammatorie e autoimmuni; l’elenco di malattie di cui la caseina degradata aumenterebbe il rischio è lungo, soprattutto per quelle pediatriche: dermatite, eczema, raffreddore da fieno, asma, otite, tonsillite, orticaria, nervosismo, ansia.

Ovviamente esistono persone molto sensibili alla caseina e persone poco sensibili, quindi i sintomi a medio-lungo termine derivanti dal consumo di latte e latticini non sono uguali per tutti; quello che è curioso notare è che molto raramente si riesce a ricondurre con test medici affidabili malattie oro-laringo-faringee o dermiche all’intolleranza al latte.

Sulla caseina si è largamente e diffusamente espresso uno dei più grandi studiosi mondiali, Colin Campbell, famoso per essere il medico di Bill Clinton. Campbell ha portato avanti uno studio durato ben 40 anni, chiamato The China Project, in cui ha evidenziato e testato l’incidenza della caseina sul cancro.

Il latte vaccino contiene elevate quantità dell’ormone IGF-1 attivo che sono riscontrabili ancora dopo la pastorizzazione e l’omogeneizzazione.

Questo ormone ha la capacità, con meccanismi ben precisi, di provocare la crescita cellulare e nello stesso tempo impedire o rallentare la morte cellullare programmata, evento positivo per mantenere l’equilibrio cellulare dei nostri tessuti, dei nostri organi e, dunque, del nostro corpo.

Un elevata proliferazione cellulare e la mancata morte cellulare programmata sono tipici della crescita tumorale. Quindi a tutti gli effetti si può dire che l’ormone IGF-1 presente nel latte vaccino è un attivatore tumorale.

In conclusione l’elenco dei danni di cui può essere responsabile il consumo del latte è molto lungo: come già detto diabete, cancro, patologie infiammatore, croniche ma anche osteoporosi, malattie comportamentali e mentali.

E’ necessario essere consapevoli della natura del latte come alimento come di qualsiasi altro alimento che portiamo sulle nostre tavole tutti i giorni e più volte al giorno. Ed essere consapevoli che un consumo eccessivo e prolungato del latte come di qualsiasi altro alimento (frutta, carne, farinacei etc) può portare importanti danni al nostro organismo e non certamente salute.

Elena Ruggiero

Elena Ruggiero, farmacista, naturopata, consulente in nutrizione e dietetica.
Fin dagli studi universitari ha cominciato ad interessarsi ad una visione olistica dell’uomo come essere dalle molteplici dimensioni e non come somma di parti, fisiche e psichiche, più o meno malate.
Questo interesse l’ha condotta, dopo la laurea, verso studi Superiori di Medicina Omeopatica, Fitoterapia e Nutrizione, al fine di integrare il sistema terapeutico convenzionale con discipline in grado di garantire, per ogni individuo, uno stato di salute globale. La salute non è più intesa quale semplice assenza di malattia ma, bensì, come benessere globale di corpo, mente, società e ambiente anche attraverso un’evoluzione psicofisica.

*E’ titolare dello studio di Nutrizione~Medicina integrata~Educazione alla salute, in Trezzano sul Naviglio. *E’ responsabile dell’ambulatorio di nutrizione e medicina naturale in un poliambulatorio a Milano.

*Svolge un’intensa attività divulgativa sui grandi temi della nutrizione e della medicina olistica e preventiva.

*E’ docente di corsi ed eventi formativi per la “Fondazione per Leggere”.

 

 

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Giampaolo Santini

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