Lavoro: vita media di un uomo…insetto!

La mosca domestica (Musca domestica) è un insetto dell’ordine dei Ditteri. La sua vita, in condizioni ottimali di cibo e ambiente, è di circa 8-10 giorni durante i quali è in grado di deporre fino a 1000 uova. Sono attive solo durante le ore diurne e di notte riposano negli angoli delle stanze o sospese al soffitto.
Vita grama.

Anche se ne avessero le capacità, le mosche non avrebbero tempo per nessun altra cosa che la soddisfazione dei loro bisogni fisiologici primari. Lo si capisce anche dalla velocità dei loro movimenti: avrete notato lo scatto con il quale atterrano o decollano da una superficie. Sembra quasi immediato, nulla in confronto ad altri esseri volanti.

Ho inviato qualche giorno fa un documento ad un amico chiedendogli un parere. Mi ha risposto: “interessante ma troppo lungo”. Ho cercato di capire il senso di questo giudizio, frettoloso ma, per me, carico di significato. Infatti se era “interessante” perchè “troppo lungo”?

Forse perchè stiamo diventando tutti delle mosche.

Abbiamo la sensazione che la vita, il tempo a nostra disposizione, sia troppo breve per dedicare più di un paio di minuti di attenzione a qualcosa. Pochi secondi e via, da un’altra parte a cercar cibo, deporre frettolosamente uova o evitare un pericolo.

Abbiamo diviso la nostra esistenza in “due vite”: quella dell’attività di “produzione” (il lavoro), sempre più consistente, dove siamo mosche, quella del “tempo libero” (liberati finalmente dall’ essere mosche) dove ritorniamo umani. Peccato che quest’ultimo sia sempre più ristretto o, viceversa, sempre più ampio ma forzatamente improduttivo (disoccupazione, crisi, ecc.).

I due spazi vengono considerati come “dati”, destino immutabile dell’umanità del ventunesimo secolo, così come lo è quello della mosca, anche se nel suo caso lo è da sempre. Un tempo, poco, per pensare e uno, tanto, per agire in necessità, ma entrambi scollegati, lontanissimi tra loro. Uomini mosca, come il film dell’orrore e di fantascienza degli anni ’80 dove però il destino del protagonista fu di completare la sua metamorfosi in insetto.

E’ quello che attende anche noi?

Spero davvero di no, e allora forse sarebbe il caso di riconoscere che il tempo del pensiero e del confronto di idee è l’unico modo che abbiamo per porre rimedio a questa schizofrenica dicotomia. Qualcosa è interessante solo se è sufficientemente ampia per poter essere dispiegata e articolata. Seppure è auspicabile che un contenuto possa essere compiutamente espresso in maniera sintetica, a maggior ragione, se ha carattere di “interesse”, ha bisogno del suo tempo per svelarsi e per essere compreso.  In poco tempo, e con poche parole, si possono comunicare solo banalità: “mangia”, “pericolo”, “deponi uova”.

E nemmeno la necessità di sbrigare le “urgenze” può essere un buon motivo per distoglierci dalle cose “interessanti”. Si corre il rischio, col tempo, di dedicarsi solo a quelle rendendosi conto, troppo tardi, che erano solo banalità alle quali abbiamo dato la possibilità di diventare importanti. Per non aver dedicato risorse alle cose “interessanti” che potessero darci prospettive diverse nelle quali accorparle, risolverle prima e più velocemente o, semplicemente, scioglierle.

E ridurci così a semplici mosche.

Luciano Martinoli

LucianoMartinoli, laureato in Scienze dell’Informazione ha ricoperto ruoli manageriali in importanti aziende IT internazionali: HP, Cap Gemini, SSA (oggi Infor). Si è poi occupato di start-up e apertura di filiali di aziende multinazionali in Italia: Arinso, Atlantic Sky. Successivamente ha ricoperto ruolo di vertice in Incubatori di Impresa del gruppo Moratti e partecipato a progetti di sviluppo aziendale. Dal 2009 in Crescendo mette a frutto queste esperienze organizzative e strategiche nell’ambito del framework scientifico-culturale messo a punto dall’azienda.

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