Elisabetta Priolo: quando le donne tornano alla vita con l’Arte e la propria determinazione…

Intervista di Ketty Carraffa alla pittrice Elisabetta Priolo

Le donne sanno costruire e ricostruire le loro vite e le storie, sempre e ovunque siano e da qualsiasi parte esse provengano.

La città di Milano, accoglie da sempre donne e uomini capaci di attivare e rendere vive, sia le esperienze personali sia le attività di lavoro, dando anche la possibilità di raggiungere i propri obiettivi, coltivando le proprie passioni, magari rimaste nascoste per anni…

L’esperienza e il “vissuto” che rispettano la continua voglia di mettersi in gioco, dimostrano il valore personale e della propria arte, anche messa da parte per decenni….

Al centro dell’attenzione di una trasformazione positiva e di propria valorizzazione, vediamo protagonista Elisabetta Priolo, nata a Milano, Direttore Amministrativo nelle Scuole Superiori in pensione, e pittrice.

Elisabetta, 64 anni portati benissimo, è, dopo una propria “riscoperta”, un’artista che ama dipingere la realtà e soprattutto, ama realizzare da sempre “falsi d’autore” e ritratti.

Elisabetta è tornata ad essere una donna soddisfatta della propria vita, dopo anni di sofferenze e depressione, per merito della sua Arte e ora, ha anche un nome d’arte…

“Ho ripreso a dipingere con accanimento dal 2003, anno in cui sono andata in pensione – dice Elisabetta – dopo aver passato una vita di lavoro di responsabilità, con due matrimoni e le difficoltà di crescere da sola, una figlia con delle problematiche, ora finalmente risolte. Dopo aver attraversato veramente momenti difficili, in cui la solitudine era l’unica compagna presente, ho trovato nella pittura, lasciata da parte per decenni, non solo una valvola di sfogo, ma l’unico mezzo per far uscire la mia vera identità, da anni nascosta.

Sin da piccola, ho sempre avuto paura di “comunicare” e il terrore per il giudizio degli altri. Ora invece, sono convinta che le mie stesse emozioni, sono in grado di trasmetterle anche agli altri, in maniera totalmente positiva, con la giusta carica che a me, da ragazza, è mancata.

Milano non mi piaceva, non riuscivo ad ambientarmi, durante l’adolescenza, l’ho riscoperta negli anni 80, quando sono tornata a viverci, dopo il fallimento del mio primo matrimonio…

Ho seguito la mia arte come “terapia”, dopo il secondo matrimonio e con la nascita di mia figlia nel 1985.

Devo dire che, se prima mi sembrava di scalare una montagna senza attrezzatura, nell’affrontare le difficoltà della vita, in questi ultimi anni, con più “saggezza”, sono addirittura riuscita a rimettermi in gioco e a regalare, con passione e con la voglia di oltrepassare i propri limiti, la speranza a giovani che frequentano il mio laboratorio di pittura. Credo molto nell’Arte come acquisizione di sicurezza e sono felice di riuscire a far convogliare le energie e a dare consigli, ai ragazzi e le ragazze, che inconsapevolmente diventano anche miei “figli”, durante le lezioni.

Ho avuto modo di fare anche un po’ da “psicologa”, per qualcuno di loro e ne sono felice. Imparare il “disegno”, la tecnica, con grande concentrazione e impegno, è per me fondamentale. Io ricordo con nostalgia le lezioni pomeridiane che frequentavo in atelier dopo il lavoro, e il fatto di aver avuto l’Arte come valvola di ossigeno molto intima ma potente, per decenni, mi da’ una grande serenità e so che posso dare una mano a chi non riesce a uscire dal guscio”.

Elisabetta ha sempre “studiato”, coltivando il suo talento anche nella tecnica della preparazione dei colori, facendo ricerche iconografiche, elaborando immagini e opere di autori della Storia dell’Arte e, soprattutto, assorbendo: sensazioni, colori, vibrazioni, natura, paesaggi e persone, che per anni ai suoi occhi, sono rimasti tutti elementi e figure invisibili, fantasmi.

Dice Elisabetta: “Adoro l’Iperrealismo, che deve rendere tutto molto simile alla realtà.

Una realtà che finalmente non è più un limite, un ostacolo alla vita. In questo momento tutte le energie positive le sto coltivando nell’insegnamento, che mi da’ molte soddisfazioni, insieme alla “ricerca”. Ora mi piace molto Milano, e mi trovo a raccogliere spunti che prima mi sembravano invisibili e a realizzare anche Mostre personali.

Quando sei dentro a momenti di crisi, non guardi ciò che ti circonda, sprofondi nella depressione e vedi tutto grigio. Ora, guardo il mondo in maniera diversa e Milano, le persone, le case, (che mi piacerebbe colorarle tutte di colori vivaci), non mi sembrano più estranee e in un’altra dimensione senza colore”…

Elisabetta fa parte di quella schiera di donne, sempre più numerosa, che riscoprono se stesse, che non guardano con timore gli anni che passano e che, invece, trovano le giuste energie ricavate da anni di buio e sofferenza, per comunicare e amare profondamente il prossimo, magari in difficoltà.

E’ bello pensare che le persone che escono da periodi difficili di vita, possano porsi obiettivi “comuni”, condividere e non chiudersi nella ritrovata serenità, in solitudine.

Ketty Carraffa- Artemisia

Ketty Carraffa, nata a Milano, fotografa seguendo i concerti di Fabrizio De Andrè, che ha seguito fino alla scomparsa, e Reporter per L’Unità dal 1985, dal 1990 per Liberazione, su Politica, Televisione, Costume e Società. Scrittrice sui Diritti del lavoro e delle donne. Opinionista Freelance dal 2011 nei talk di Mediaset e Rai, sui fatti di cronaca – Conduttrice tv e radio – Blogger – Docente Area Comunicazione e Diritti e Doveri dei lavoratori – Ambasciatrice per i Diritti Umani 2015.
www.kettycarraffa.tk
www.memoriedispagna.org
artemisia

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