La settimana nazional-popolare: perchè Sanremo è…Sanremo!

Teatro Ariston

Nel nostro Paese è veramente facilissimo dimenticare eventi gravi, in pochi minuti, anche tragedie che sembrano aver distrutto almeno per alcuni giorni, la serenità collettiva.

A febbraio, poi, il mondo negativo di una società sempre più alla presa con i propri affanni e quotidianità, è esorcizzato da milioni di italiani e, soprattutto, da una élite di pochissimi, che si muove attorno al cerchio magico del Festival della Canzone Italiana, in una settimana di isolamento totale dalla realtà.

Infatti, tralasciando i protagonisti e i vip annessi, delle dirette serali dall’Ariston, dove si svolge lo spettacolo televisivo, il Festival di Sanremo, uguale a se stesso da sessantasette anni, (i cui vincitori dell’anno prima non si ricordano quasi mai), crea mondi paralleli, vissuti da un popolo … alla ricerca di visibilità.

Casinò di Sanremo

Il piccolo nucleo di addetti ai lavori o di fans giunti nella ridente città di Sanremo per seguire il Festival, sembra quasi impazzito, occupato freneticamente a gestire, magari senza mai prendere contato con gli artisti che canteranno sul palco, il proprio “esserci”.

Avendolo provato anche direttamente diverse volte, mi è capitato di tornare a riflettere, proprio in questa settimana di fuoco, sulle motivazioni che spingono a tanto interesse per la kermesse sanremese ogni anno, da oltre 60 anni… e sulla divisione tra chi ne è follemente attratto e chi cerca in ogni modo di estraniarsi, cercando visioni televisive alternative.

“Il mondo a parte” viaggia tra: la ricerca spasmodica di contatti, l’isteria collettiva e dei cantanti, le notti in bianco, le starlettes sconosciute in passerella che se la tirano senza successo (e che t’inseguono per un’intervista), le corse tra il Palafiori (dove risiede la Stampa e tutto ciò che sta attorno, con eventi e iniziativi a latere) e il Teatro Ariston (sede del Festival). E sono solo alcuni dei fattori intercambiabili che dovrebbero farci pensare più profondamente al cambiamento e, nello stesso tempo, alla stasi della nostra società della Comunicazione.

Internet, i “social” e la globalizzazione dell’Informazione, stanno rivoluzionando il nostro modo di analizzare e “criticare” la televisione e i media in generale, ma chissà per quale arcano motivo, la presenza sul campo, a Sanremo, sembra essere un desiderio infallibile e molto ricercato, da parte non solo dei giornalisti ma anche di persone che vogliono entrare in contatto con un “altro “ mondo, dimenticando le abitudini e la vita quotidiana, almeno per un po’. Nel 1967 il grande e indimenticabile Luigi Tenco, si tolse la vita dopo la serata finale del festival di Sanremo, lasciando nello sconforto milioni di italiani e chi in lui vedeva un nuovo modo di cantare, di essere autore di melodie straordinarie e un “personaggio” che era assolutamente alternativo ai cantanti del tempo e alle canzonette di Orietta Berti,  ad esempio, che non avevano senza alcuna pretesa di “far pensare” e tantomeno emozionare intere generazioni. Lo spettacolo deve continuare e, mai come a Sanremo, continua eternamente, mescolando anche le carte tra conduttori televisivi della tv pubblica e generalista, che tanto fanno parlare e scrivere (non più fiumi d’inchiostro), opinionisti e giornalisti di tutte le testate possibili e non solo “a tema”.

E’ anche vero che la tv che fa “spettacolo”, come le riviste di gossip, hanno come funzione fondamentale, quella di distrarre il pubblico, già fin troppo martoriato dalle notizie dei telegiornali e dei talk, sempre più colmi di cronaca  nera data in pasto ad ogni ora.

Il Festival è business attorno al quale girano molti interessi: pubblicitari, discografici e di visibilità, offerti su un piatto d’argento, di cui si parlerà comunque, nel bene e nel male, per moltissimi giorni e che, nonostante tutto, rimarrà nella Storia della Tv e del gossip.

Nonostante la Musica, a volte veramente dimenticata e anche nonostante gli allarme bomba del giorno della presentazione 2017, la kermesse prosegue…

Ketty Carraffa

Ketty Carraffa,  nata a Milano, fotografa seguendo i concerti di Fabrizio De Andrè, che ha seguito fino alla scomparsa, e Reporter per L’Unità dal 1985, dal 1990 per Liberazione, su Politica, Televisione, Costume e Società. Scrittrice sui Diritti del lavoro e delle donne. Opinionista Freelance dal 2011 nei talk di Mediaset e Rai, sui fatti di cronaca – Conduttrice tv e radio – Blogger – Docente Area Comunicazione e Diritti e Doveri dei lavoratori – Ambasciatrice per i Diritti Umani 2015.
www.kettycarraffa.tk
www.memoriedispagna.org
 

 

 

 

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