Etica Tom Tom: Democrazia senza Morale, senza Onestà, senza Etica

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Prendendo spunto dall’articolo apparso sulla Repubblica di venerdì 8 aprile a firma Stefano Rodotà che aveva appunto il titolo LA DEMOCRAZIA SENZA MORALE, vorrei fare una riflessione ..onestà ed etica sulle considerazioni, non solo di questo “maestro” del nostro tempo, ma anche di come i mass media si interessano all’argomento dopo che la “Piazza” ha salutato il feretro di Casaleggio al grido di Onestà..onestà!!!

ALCUNI APPROCCI ALLE IDEE  DI MORALITA’ E DI ONESTA’

Non vorrei offendere nessun fan del prof. Rodotà, il quale oltre che docente universitario è stato anche parlamentare e “Garante della Privacy” e pertanto in grado di dare degli indirizzi anche di “iniziativa parlamentare” per offrire alla nostra democrazia quegli input  di onestà necessari alla sua fioritura.

Né tanto meno vorrei deludere i fan di quello che sembra apparire come il “Maestro del perbenismo e bon ton” che cura la rubrica “lettere&commenti e idee” del medesimo Giornale.  Egli infatti avrebbe dovuto immaginare che, se ci si presenta nel “salotto buono” di Giovanni Floris, consapevoli di non avere argomenti e competenze per azzittire quel vulcano di contrasto alle malefatte della politica, che si chiama Marco Travaglio,  essendo coscientemente, impreparato, come più volte egli stesso ha ammesso, non poteva cercare di “buttarla sul perbenismo”; né sviare il discorso dando lezioni su come esprimersi  invece di rispondere con argomenti pertinenti o controbattere le affermazioni di Travaglio sulla inutilità delle modifiche costituzionali.  Forse più di qualche telespettatore si sarà chiesto: ma che ci è andato a fare? La costituzione è la base della nostra democrazia e se non la si difende, con argomenti oggettivi, come ha dimostrato Travaglio, ci troveremo di nuovo nel baratro del totalitarismo.

Inoltre non intendo neanche portare critiche a Emanuela Falcetti di “Italia sotto inchiesta” di Raiuno, che stimo per il suo coinvolgente entusiasmo giornalistico, che però per parlare di Etica inizia con esaltare il fatto che Raffaele Cantone Responsabile ANAC possa finalmente agire attraverso la Guardia di Finanza per le indagini fiscali contro la corruzione. Questo grazie ai controlli discrezionali della guardia di finanza presso i vincitori degli appalti, ed ai detentori del Rating di legalità, con blitz dentro i cantieri. Notizia ottenuta grazie a  Cristina Bartelli di Italia Oggi, come se fosse la soluzione ultima dei nostri problemi di corruzione! Nella stessa trasmissione poi si è passati a parlare della legge sulla trasparenza, con Lorenzo Salvia del Corriere della Sera, a suo dire trasformata grazie all’emendamento che dovrebbe sostituire il  proposto regime di “silenzio-diniego” con una “risposta obbligata e motivata entro….trenta giorni”??? Vi pare possibile? Anche qui viene invocato l’intervento di Cantone! Povero quest’ultimo….deve stare su mille fronti ce la farà?! Poi per continuare, sempre nella stessa trasmissione, la medesima Conduttrice chiama il prof. Giovanni Valotti a parlare di insegnamento dell’etica nelle scuole come riportato in un suo articolo dal Corriere della sera.  Il Professore molto cortesemente spiega come l’articolo che sarebbe dovuto uscire con il titolo “Insegnare l’onestà” sia stato cambiato poi dal titolista del quotidiano, senza avvisarlo, in “Il dovere di insegnare etica nelle scuole”. Il Professore mette poi ancora in evidenza che è certamente importante organizzare i controlli, inasprire le leggi, ma non basta; occorre educare all’onestà nelle scuole. Insegnare i veri valori e cambiare il sistema. La Conduttrice sottolinea la necessità di fare una campagna per insegnare l’etica e si augura che il prossimo concorso degli insegnanti permetta l’inserimento di personale che possa comunicare tali valori. Finisce dicendo che “la corruzione non è poi una cosa astratta, ci costa tantissimo e sono i soldi nostri…., ci mettono la mano in tasca e ci portano via tanti soldi… la nostra corruzione ci costa 800 miliardi di euro” Poi chiede al Prof. Valotti: – “Che cosa può fare per i bambini…..a cominciare dalla raccolta differenziata dei rifiuti”? Lo mette anche un pochino in difficoltà   quando gli chiede “cosa direbbe ad un bambino per far capire cosa sia l’onestà…, …una definizione di onestà…”- prosegue –“ Lei è in un aula …in prima elementare…deve iniziare a dire che cosa è l’onestà…..che cos’è?”  e  dopo qualche tentennamento  in cui il prof. Valotti ripete “è difficile è difficile” trova finalmente la risposta: “E’ il comportarsi bene in ogni momento della giornata da quando ti svegli a quando vai a dormire”! La conduttrice molto lieta della risposta si impegna a fare tutto quanto è in suo potere per insegnare l’etica nelle scuole, perché è assolutamente necessario.

COME PRESENTARE IL CONCETTO DI ONESTA’

Va bene la risposta? che cosa dire ad un bambino di prima elementare? E cosa potremmo rispondere invece ad un adulto? Qual è il concetto vero di onestà? Ecco perché mi domanderei ancora che cosa sia voluto significare il termine “onestà” nelle teste di coloro che lo gridavano in Piazza a Milano per onorare il loro leader scomparso. L’onestà, come tutti sappiamo è un termine astratto nel concetto, ma molto concreto nella prassi e allora? Come interpretarlo, perché nella sfera pubblica del nostro Paese  sembra non incidere sulle responsabilità di chi governa, comanda e gestisce il potere? Quali sono gli elementi che permetterebbero di applicarlo in ambito di moralità come concetto etico senza fare falsi ed ipocriti moralismi? Quali sono le sue configurazioni? Perché c’è bisogno di onestà per permettere ad un sistema democratico di crescere in equilibrio?

EDUCAZIONE ALL’ETICA E QUINDI ALL’ONESTA’

Rispondere a queste domande non è difficile a chi pratica l’onestà; ma poiché nel nostro Paese, paiono essere molto pochi coloro che radicano tale concetto in una prassi consolidata di tradizione familiare fondata sull’onore della propria dignità, rispondere con cognizione di causa non risulta generalmente facile e spontaneo. Infatti spesso avviene che il corretto significato lo si confonde in maniera sistematica svilendolo e collegandolo unicamente ad elementi di ordine economico. Ecco perché ho voluto introdurre l’argomento citando questi episodi: ritengo importante chiarire in maniera scrupolosa che i concetti di cui stiamo parlando e che dovrebbero informare la nostra visione socio-politico-economica  devono essere chiari. Apprezzando la buona volontà di ciascuno, credo che non basti un articolo di giornale, o citare un articolo della costituzione, o fare del perbenismo oppure fare una confusione di trasparenza, controllo anticorruzione e raccolta differenziata, per definire l’onestà, la morale e l’etica.  Per far sì che la nostra struttura di democrazia sia veramente quella di una organizzazione rispettosa dei diritti ed altrettanto attenta al rispetto dei doveri di ciascuno si deve essere chiari, non si devono confondere né i termini e né i concetti.  Solo per questa via potremo arrivare a imparare come rammendare, con fili di rinnovata umanità, il tessuto di fiducia e di coerenza sociale, attualmente fortemente sfilacciato in ogni settore.

Cerchiamo dunque di ordinare il pensiero per condividerlo con quanti ritengano veramente necessario ricondurre il nostro vissuto in un ambito veramente etico in cui l’onestà possa considerarsi prassi abituale nelle configurazioni che l’essere umano può manifestare in ogni sua azione.

Io non faro ricorso, per contrapporre l’onestà alla corruzione, come il prof. Rodotà né alle lettere di Italo Calvino,  né alla satira di Ennio Flaviano, cercherò invece, come mi viene sollecitato dalla rubrica Etica Tom, Tom, di indicare un percorso di definizioni lineari, che possano essere considerate delle guide lines e non semplici opinioni di chi scrive, su cui costruire una convinzione concreta di ideale democratico, rispettoso dell’etica ed intriso di onestà. Delineando in un breve excursus storico le cause che hanno determinato la caduta dei valori di onestà cercherò di inquadrare i principi di riferimento che ci vengono dall’insegnamento del Magistero sociale in termini di democrazia. Quindi tenterò di mettere in evidenza come si configura il concetto di onestà.

CAUSE STORICHE DELLA CORRUZIONE

Dopo l’ultimo conflitto mondiale, e dopo il ventennio fascista, nel nostro Paese veniva riedificata la democrazia. Non certo fondata sui tasselli elementari del pragmatismo politico e del costituzionalismo rappresentativo anglosassone, ma su una integrazione, anche opportunistica, tra la fedeltà a principi religiosi e attività politica. La maggioranza del Paese essendo intrisa di ideali cattolici ha coltivato pertanto una doppia fedeltà,  stentando ad indentificarsi nelle regole e nei limiti della politica democratica di tipo squisitamente laicista.  Così il modo di concepire la politica, pur se per certi versi emancipato, era ancora legato ad un rapporto intrinseco piuttosto confessionale per cui non è un segreto dire che questo modo di concepire la politica incline al familismo, e al clientelismo a supporto di uno sviluppo economico di enorme portata che caratterizzava quegli anni, abbia prodotto una diffusissima corruzione.

SFERA PUBBLICA NELL’INIZIATIVA PRIVATA

Proprio da quel periodo, relativo alla metà degli anni sessanta, del secolo scorso, inizia lo sconquasso culturale che, giorno dopo giorno, ci ha condotto alla presente situazione. Questo si spiega con il fatto che, quando la sfera pubblica diviene sempre più invasiva dell’iniziativa privata, sottoponendola a pesante tutela, ogni argine all’affarismo politico e alla politica degli affari viene a cadere.  Fu così che sotto la prospettiva dello sviluppo in mano dirigista, si permetteva ai partiti sia di governo che di opposizione, con strategie pur se apparentemente diverse, di convogliare flussi di denaro verso gruppi politici, che li generavano a loro volta, attraverso la creatività dei loro interventi economici finalizzati allo sviluppo del Paese. Tutto girava intorno alle prospettive di sicurezza sociale, di libertà di movimento, di lavoro, sanità e previdenza per tutti. La componente di corruttela all’interno dei partiti aveva come conseguenza diretta  il centralismo dei partiti stessi, come organizzazione esclusiva per la mediazione politica e per la redistribuzione al loro interno delle ricchezze generate attraverso progetti e leggi finalizzate a dare posti di lavoro, a distribuire consulenze, a creare aree di influenza e di consenso. La fedeltà al partito, la disciplina di partito, anche se diviso in correnti, portavano all’idolatria del partito, della sua unità e compattezza, alla quale dovevano essere sacrificati gli interessi politici individuali, le opinioni dissidenti e ricondotta a unità ogni varietà ed ogni diversità a salvaguardia del più grande interesse di partito. Oltre a ciò l’elemento portante del sistema proporzionale, unitamente ai governi di coalizione, introduceva progressivamente  un cambiamento globale del sistema.  Tutto teso alla difesa del consolidamento di una democrazia parlamentare classista e duratura, con dirigenti di partito ed esponenti parlamentari divenuti essi stessi soggetti di una strategia di “occupazione di poltrone” e divisione di poteri e privilegi, il sistema clientelare si evolveva  attuando le dovute spartizioni, con precisione certosina, sulla base del cosiddetto “Manuale Cencelli”.

AFFARISMO POLITICO

L’affarismo politico che si celava dietro le cariche ministeriali soprattutto delle partecipazioni statali e del ministero dell’industria trovava ampi spazi di gestione nelle compagini dei grandi enti pubblici: IRI, FINSIDER, FINMARE, FINMECCANICA, Istituti di Diritto pubblico,  ed altri enti statali, e parastatali.  Gli accordi per il governo del patrimonio richiedevano un’ambiguità ideologica che mettesse insieme destra e sinistra, che imponeva a chi stava al potere di sostenere cause di conservazione corporativa, di staticità produttiva, di immobilismo istituzionale lasciando all’avversario l’iniziativa del cambiamento. Così chi era al governo faceva i propri interessi, sostenuto comunque da una opposizione che non essendo in grado di governare, si limitava a fare i propri tramite governi ombra o semplici ed inconcludenti manifestazioni di piazza.  Senza dilungarci in questo avvilente, seppur  realistico quadro, diciamo per concludere, che il culmine di quel periodo fu raggiunto dal cosiddetto CAF che determinò poi, con la vicenda di Mani Pulite, la cosiddetta fine della prima Repubblica e l’avvento del ventennio berlusconiano che avrebbe sublimato il sistema. Non per niente gli episodi di corruzione e di mala politica nonostante la seconda Repubblica, hanno continuato a susseguirsi a ritmi quotidiani senza soluzione di continuità, rafforzando il detto famoso “plus ça change, plus c’est la même chose” .

MANCANZA DI SENSO DELLO STATO

E’ evidente che nel nostro Paese si è verificato un gravissimo vuoto di cultura politica che si manifesta in una aperta immaturità della nostra coscienza civile ed in una consapevole indifferenza verso il rispetto delle regole dello stato democratico. Il tutto determinato da una mancanza profonda di onestà politica e personale che ha aperto spazi di corruzione inimmaginabili, ma pur sempre concretamente e mafiosamente realizzati. Si è consolidata quella cultura che comunemente si definisce “mancanza di senso dello stato” generata dalla richiesta eccessiva di favori clientelari e di protezione da parte dello stato nei più diversi settori. La commistione tra affari e politica dai contorni mafiosi, nonostante l’impegno ed il sacrificio di alcuni esponenti del potere giudiziario, non è mai stata veramente combattuta. Il terreno culturale politico della tradizione social democratica e liberaldemocratica, non è mai stato efficacemente curato mancando quindi di creare quegli anticorpi di onestà necessari per evitare che la corruzione dilagasse ed entrasse a far parte integrante del nostro costume socio-politico, al punto che i reati di truffa ai danni dello Stato, le prassi di concussione, corruzione e violenza, si estendessero a tutti i livelli politici e amministrativi della nostra società, dalla sanità, all’agricoltura dai segretari di partito ai politici locali, fino a permeare tutti i gangli vitali e i più diversi livelli civili quali artigiani, bancari, medici, avvocati, giudici, militari della guardia di finanza, imprenditori e cooperative.

LA CASTA E I CETI DEBOLI

Si è instaurato ormai una falsata coscienza civile che ci fa reputare lo stato ed i beni pubblici come proprietà di nessuno e quindi di facile accaparramento da parte di chiunque ne abbia il potere perché facente parte della “casta” oppure  dei ceti protetti che hanno potuto approfittare della copertura politica dei grandi partiti. Chi ha pagato invece sono i ceti deboli, quelli per i quali l’onestà di chi governa o dirige è un valore di umanità con cui misurarsi quotidianamente: i disoccupati, gli esodati, i cassaintegrati, i malati, i disabili,  i pensionati, gli emarginati, gli immigrati tutte persone rimaste fuori dalla grande protezione politica proprio per la loro difficoltà ad integrarsi e ad essere elemento di attenzione politica e sociale. La mancanza di onestà ha fatto saltare non soltanto la difesa della legalità democratica, ma anche della moralità individuale e sociale  quale condizione imprescindibile per la difesa dei diritti democratici e degli interessi dei nuovi poveri generati dal regime battente di globalizzazione.

LO STATO DEMOCRATICO

Al termine di questo quadro  pur se deludente,  inserirei dunque il richiamo del Magistero al concetto di bene comune propriamente inteso come recitato al punto 26 della Costituzione pastorale “Gaudium et Spes”  quale obiettivo privilegiato della politica e i  punti  41,42 e 43 dell’enciclica Pacem in Terris in cui si evidenziano i concetti relativi alla struttura e funzionamento dei poteri pubblici organizzati e suddivisi nella maniera più idonea “in relazione con le situazioni storiche delle rispettive comunità politiche: situazioni che variano nello spazio e mutano nel tempo”  in cui la forza della legalità sia la base della sfera di competenza e di funzionamento dei poteri pubblici chiamati a risolvere la complessità dei problemi nell’ambiente in cui operano. La maniera è la seguente: “Il potere legislativo si muova nell’ambito dell’ordine morale e della norma costituzionale, e interpreti obiettivamente le esigenze del bene comune nell’incessante evolversi delle situazioni; che il potere esecutivo applichi le leggi con saggezza nella piena conoscenza delle medesime e in una valutazione serena dei casi concreti; che il potere giudiziario amministri la giustizia con umana imparzialità, inflessibile di fronte alle pressioni di qualsivoglia interesse di parte, e comporta ¨pure che i singoli cittadini e i corpi intermedi, nell’esercizio dei ¨loro doveri, godano di una tutela giuridica efficace tanto nei loro vicendevoli rapporti che nei confronti dei funzionari pubblici (Cf Radiomessaggio natalizio di Pio XII, 1942).”

COME DEVONO ESSERE LE PERSONE INVESTITE DI AUTORITA’

Data però la complessità della vita sociale così varia e dinamica, gli ordinamenti giuridici non possono essere sempre adeguati alle esigenze ecco perché devono essere curati i rapporti tra i singoli esseri umani, i corpi intermedi e i poteri pubblici e disciplinati in quadri giuridici propriamente definiti.   Essendo sempre gli uomini i responsabili delle strutture di potere si richiede che “le persone investite di autorità per essere, nello stesso tempo, fedeli agli ordinamenti giuridici esistenti, considerati nei loro elementi e nella loro ispirazione di fondo, e aperti alle istanze che salgono dalla vita sociale; come pure per adeguare gli ordinamenti giuridici all’evolversi delle situazioni e risolvere, nel modo migliore, i sempre nuovi problemi, devono avere idee chiare sulla natura e sull’ampiezza dei loro compiti; e devono essere persone di grande equilibrio e di spiccata dirittura morale, fornite di intuito pratico, per interpretare con rapidità e obiettivamente i casi concreti, e di volontà decisa e vigorosa per agire con tempestività ed efficacia.”

ONESTA’

Per finire possiamo dire che ad un bambino di prima elementare possiamo spiegare l’onestà dicendogli che “ Non si deve mai dire una bugia, a nessuno, ma dire sempre la verità anche quando questa ci può costare un castigo” perché l’onestà è un carattere essenziale per vivere e edificare la propria dignità.

Ad un adulto invece direi: l’onestà si può definire come dice S. Tommaso d’Aquino nella questione 145 della Somma Teologica:

  • Onestà è stato di onore, l’onore si deve alla virtù, perciò onestà equivale a virtù.
  • Onesto è lo stesso che decoroso, cioè bello, ma bello di bellezza spirituale, che si ha quando l’agire e il conversare dell’uomo è proporzionato alla chiarezza spirituale della ragione.
  • Onesto, dilettevole e utile soggettivamente sono lo stesso: così la virtù è decorosa, è oggetto di compiacenza ed è utile alla felicità; ma nel significato differiscono, perché onesto è ciò che splende di bellezza spirituale, dilettevole è ciò che appaga il desiderio, utile è ciò che serve a uno scopo; e se tutto ciò che è onesto è utile è anche dilettevole, non tutto ciò che è dilettevole è anche onesto o utile.
  • L’onestà è la parte integrale della temperanza, perché se la temperanza trattiene dalle cose turpi, l’onestà importa bellezza spirituale che è l’opposto del turpe.

 

Romeo Ciminello

 

Romeo Ciminello, nato a Roma il 5/4/52, Laurea in Scienze politiche (1978); Specializzazione in Commercio Estero e Marketing internazionale (1981); specializzazione in cambi (1981); specializzazione in Discipline Bancarie (1985); attestato di Mediatore civile (2011); docente di Etica e Sviluppo nella Facoltà di Economia e Sviluppo  dell’Università Cattolica del Congo Kinshasa (www.ucc.cd );  docente di Finanza d’Impresa presso l’Università di Trieste –Gorizia Campus, ( dal 1991 al 2005); docente di economia dello sviluppo presso la Facoltà di Scienze sociali della Pontificia Università Gregoriana di Roma (1994-2012); ha insegnato anche presso l’Università di Cassino e di Salerno; Quadro direttivo presso Banco di Roma – Unicredit (1976-2012); è Presidente del Comitato di promozione etica onlus (www.certificazionetica.org ) è Direttore scientifico presso la Società 4metx srl (www.4metx.it ) ; è Membro del Collegio dei probiviri della Konsumer  Italia (www.konsumer.it ) è Autore di diverse pubblicazioni tra cui Etica Finanza e mercati (Tipar Ed.1999); Il significato cristiano del lavoro (Tipar Ed.2006); Il significato cristiano della Responsabilità Sociale dell’Impresa (Tipar ed. 2008); autore del blog etico  Agenda-etica (www.agenda-etica.blogspot.com ); promotore di diversi convegni su tematiche di etica-socio-politico-economica e autore di diversi articoli su stampa specializzata.