Le frasi di Paolo Poli

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E’ morto un grande protagonista del teatro italiano, Paolo Poli

Credo che chi ama il teatro, almeno una volta, abbia visto e ammirato nel suo ambiente ideale, il palcoscenico, l’attore Paolo Poli.

E’ stato un mattatore e un provocatore, riuscendo a coniugare leggerezza e intensità come pochi altri nel mondo dello spettacolo.  Aveva seguito studi regolari fino alla laurea in Lettere con una tesi sul teatro francese dell’800, vivendo in una bella famiglia numerosa, la cui Mamma era un’insegnante montessoriana, che non ebbe pregiudizi sulle tendenze omosessuali di quel suo figlio geniale.

Della sua vita ricorda:<<Sapevo fin dall’inizio di essere gay. Entrai in una panetteria e vidi che mi garbava il fornaio. Andai al cinema, davano King Kong, avevo cinque anni e vidi che mi garbava pure il gorilla. >>

Tra i suoi lavori più famosi “ Aldino mi cali un filino”, “ Rita da Cascia”, che aveva suscitato un vespaio di polemiche e un’interrogazione parlamentare. Indimenticabile la sua voce impertinente dell’interpretazione di Pinocchio.

Ironico e autoironico ( anche sulla propria omosessualità ) , la sua opera di artista libero è un vero dono per la nostra cultura.

Si rivela con schiettezza: << Il mio vizio preferito è la superbia: le troppe lodi ricevute me lo fanno praticare spesso. Sono molto superbo. Il vizio che invece non sopporto è l’accidia: il brontolìo insulso delle proteste sterili. Dante mette gli accidiosi in un lago, sotto gli iracondi. >>

 << In me c’è tanto Boccaccio e meno Dante, troppo moralistico. Boccaccio mi piace perché  ha scritto per le donne, figure cui allora non era concesso niente. >>

Con frasi lapidarie e dirette rivelava: << La sola legge che non ho infranto è quella di gravità. >>

E ancora, senza troppe metafore dichiarava che “ Il sesso è nel cervello, non è tra le gambe”. “ Il torto di Dio è di non aver brevettato l’uomo. Per questo ce ne sono in giro tante cattive imitazioni” .

Suonano come sciabolate questi suoi aforismi, come: “La mente è come l’ombrello: per funzionare deve essere aperta.”

Quando ancora non si parlava certo di matrimoni e di diritti civili per gli omosessuali, aveva rivelato la sua personale visione dei rapporti fra due esseri umani, al di là del genere: << Io voglio seguire l’istinto e la perversione, non tornare a casa e sentirmi dire cosa voglio per cena. Il bello degli amori omosessuali è la loro libertà e la loro riprovazione. Le nozze tra gay non mi interessano, come quelle tra un uomo e una donna. Il matrimonio deve essere orrendo. >>

Abbiamo avuto un Artista libero e divertente fra noi, colto e lavoratore come un artigiano per il suo mestiere, raro in un mondo di personaggi  troppo spesso improvvisati, magari presi a caso nei talent di moda.

Non credo che ve ne sarà un altro simile.
Luciana Brusa

Luciana Brusa, vive tra Milano e Casole d’Elsa ( Si ). Ha pubblicato studi filologici inerenti alle materie letterarie che insegnava; poesie, articoli su giornali in occasione di interviste a personaggi della cultura che presentava agli allievi. Ha partecipato all’Antologia ” Per un archivio della Piccola memoria” edito dal Comune di Milano. Settore Biblioteche ( 2004 ). Ha pubblicato due romanzi: ” La Festa dell’UVA” ed. MEF Firenze ( 2005 ) e ” Scherza coi Fanti ” con prefazione di Andrea G. Pinketts. ed. Albatros Il Filo ( 2010 ). Dal 2013 collabora al giornale Sport & Work