Bullismo, il modello della società moderna non funziona

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Tentativo di suicidio per bullismo

Ho cominciato a scrivere di bullismo nell’articolo “ Castighi sì. Castighi no” ( Sport Work num. 58 – 13 ottobre 2015 ) e con l’articolo “ Gite scolastiche” ( num. 59 – 27 ottobre 2015 ).

Sull’argomento è anche iniziato un dialogo con i lettori, sia sui commenti in calce agli articoli, sia su Facebook.
Non è possibile minimizzare i toni su queste vere e proprie persecuzioni, in cui non solo le vittime, ma anche i carnefici hanno urgente bisogno di aiuto.

Tutti noi che abbiamo figli e nipoti siamo coscienti che tale fenomeno si sta allargando e, all’ennesimo episodio accaduto pochi giorni fa, cerchiamo di analizzare il caso della bambina dodicenne che si è buttata dal secondo piano di una finestra, per porre fine alla sua breve e infelice vita.

Per fortuna una tapparella del piano sottostante ne ha attutito l’impatto, la morte è stata scongiurata, ma, oltre ad altre contusioni importanti, una vertebra lesa potrebbe portare a danni assai gravi.

Sappiamo che questo è il secondo tentativo di suicidio della bambina.
Stavolta aveva preparato anche due biglietti per spiegare il suo gesto, uno per i compagni di scuola ( Finalmente sarete contenti ) e uno per i genitori in cui rivelava il suo tormento, che aveva sempre cercato di nascondere.

La bambina aveva perfino filmato la finestra da cui si sarebbe buttata e ne ha anche parlato con un’amica.
Adesso che la bambina sta ristabilendosi, sono pronti psicologi, medici, studiosi per riuscire a darle una vita nuova e la speranza di avere rapporti normali con i coetanei.

Questi ragazzi e ragazze presi di mira dal branco persecutore sono i più deboli e sensibili, a volte sono handicappati: vengono attaccati, sbeffeggiati, oltre che negli ambienti scolastici o nei luoghi di incontro, come giardini o strade, anche in Internet, con un’attenzione mediatica che peggiora – dilatandola e offrendola con immagini sadiche – la situazione della loro vita.

Sono proprio le vittime che si vergognano della loro debolezza, quasi mai rivelano ai genitori e agli insegnanti le sevizie subite, le violenze fisiche e psicologiche. Per questa tortura sopportata in solitudine arrivano all’ idea del suicidio, come testimoniano fatti di cronaca recenti.

Sappiamo che stanno sorgendo centri in cui si insegna sia alle vittime, sia agli aguzzini, a riscoprire il valore della vita e del rispetto del prossimo.

All’origine degli episodi che stiamo condannando pare certo che la causa sia, oltre ad un atteggiamento di protezione del figlio cui si perdona tutto. anche la violenza che spesso cova nelle famiglie e che questa violenza incida sui figli sia come incitamento, sia come rifiuto ad ogni reazione.

Come al solito gli imputati sono dunque gli adulti e la loro omertà.
Ecco perchè sarebbe necessario confrontarci sempre in un dialogo schietto e non nasconderci dietro paraventi da “ famiglie perfette” o “ scuole – modello “.

Se non affrontiamo i problemi dei ragazzini bulli ci rendiamo loro complici.

Mi auguro che molti lettori aiutino questo dibattito con le loro osservazioni, perchè nessuno di noi ha una ricetta definitiva, mentre proprio il fatto di parlare insieme di un problema può sciogliere nodi di incomprensione e di infelicità.

Luciana Brusa

Luciana Brusa, vive tra Milano e Casole d’Elsa ( Si ). Ha pubblicato studi filologici inerenti alle materie letterarie che insegnava; poesie, articoli su giornali in occasione di interviste a personaggi della cultura che presentava agli allievi. Ha partecipato all’Antologia ” Per un archivio della Piccola memoria” edito dal Comune di Milano. Settore Biblioteche ( 2004 ). Ha pubblicato due romanzi: ” La Festa dell’UVA” ed. MEF Firenze ( 2005 ) e ” Scherza coi Fanti ” con prefazione di Andrea G. Pinketts. ed. Albatros Il Filo ( 2010 ). Dal 2013 collabora al giornale Sport & Work

Bullismo, il modello della società moderna non funziona

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Tentativo di suicidio per bullismo

Ho cominciato a scrivere di bullismo nell’articolo “ Castighi sì. Castighi no” ( Sport Work num. 58 – 13 ottobre 2015 ) e con l’articolo “ Gite scolastiche” ( num. 59 – 27 ottobre 2015 ).

Sull’argomento è anche iniziato un dialogo con i lettori, sia sui commenti in calce agli articoli, sia su Facebook.
Non è possibile minimizzare i toni su queste vere e proprie persecuzioni, in cui non solo le vittime, ma anche i carnefici hanno urgente bisogno di aiuto.

Tutti noi che abbiamo figli e nipoti siamo coscienti che tale fenomeno si sta allargando e, all’ennesimo episodio accaduto pochi giorni fa, cerchiamo di analizzare il caso della bambina dodicenne che si è buttata dal secondo piano di una finestra, per porre fine alla sua breve e infelice vita.

Per fortuna una tapparella del piano sottostante ne ha attutito l’impatto, la morte è stata scongiurata, ma, oltre ad altre contusioni importanti, una vertebra lesa potrebbe portare a danni assai gravi.

Sappiamo che questo è il secondo tentativo di suicidio della bambina.
Stavolta aveva preparato anche due biglietti per spiegare il suo gesto, uno per i compagni di scuola ( Finalmente sarete contenti ) e uno per i genitori in cui rivelava il suo tormento, che aveva sempre cercato di nascondere.

La bambina aveva perfino filmato la finestra da cui si sarebbe buttata e ne ha anche parlato con un’amica.
Adesso che la bambina sta ristabilendosi, sono pronti psicologi, medici, studiosi per riuscire a darle una vita nuova e la speranza di avere rapporti normali con i coetanei.

Questi ragazzi e ragazze presi di mira dal branco persecutore sono i più deboli e sensibili, a volte sono handicappati: vengono attaccati, sbeffeggiati, oltre che negli ambienti scolastici o nei luoghi di incontro, come giardini o strade, anche in Internet, con un’attenzione mediatica che peggiora – dilatandola e offrendola con immagini sadiche – la situazione della loro vita.

Sono proprio le vittime che si vergognano della loro debolezza, quasi mai rivelano ai genitori e agli insegnanti le sevizie subite, le violenze fisiche e psicologiche. Per questa tortura sopportata in solitudine arrivano all’ idea del suicidio, come testimoniano fatti di cronaca recenti.

Sappiamo che stanno sorgendo centri in cui si insegna sia alle vittime, sia agli aguzzini, a riscoprire il valore della vita e del rispetto del prossimo.

All’origine degli episodi che stiamo condannando pare certo che la causa sia, oltre ad un atteggiamento di protezione del figlio cui si perdona tutto. anche la violenza che spesso cova nelle famiglie e che questa violenza incida sui figli sia come incitamento, sia come rifiuto ad ogni reazione.

Come al solito gli imputati sono dunque gli adulti e la loro omertà.
Ecco perchè sarebbe necessario confrontarci sempre in un dialogo schietto e non nasconderci dietro paraventi da “ famiglie perfette” o “ scuole – modello “.

Se non affrontiamo i problemi dei ragazzini bulli ci rendiamo loro complici.

Mi auguro che molti lettori aiutino questo dibattito con le loro osservazioni, perchè nessuno di noi ha una ricetta definitiva, mentre proprio il fatto di parlare insieme di un problema può sciogliere nodi di incomprensione e di infelicità.

Luciana Brusa

Luciana Brusa, vive tra Milano e Casole d’Elsa ( Si ). Ha pubblicato studi filologici inerenti alle materie letterarie che insegnava; poesie, articoli su giornali in occasione di interviste a personaggi della cultura che presentava agli allievi. Ha partecipato all’Antologia ” Per un archivio della Piccola memoria” edito dal Comune di Milano. Settore Biblioteche ( 2004 ). Ha pubblicato due romanzi: ” La Festa dell’UVA” ed. MEF Firenze ( 2005 ) e ” Scherza coi Fanti ” con prefazione di Andrea G. Pinketts. ed. Albatros Il Filo ( 2010 ). Dal 2013 collabora al giornale Sport & Work

14 Comments

  1. Anna Marani ha detto:

    Prima cosa: Ramona, sei una grande (e hai un nome stupendo, tra l’altro con un significato che ti rispecchia).
    Seconda cosa: se non si comincia a far sì che i bambini vengano considerati una ricchezza collettiva, non risolviamo niente. Il sistema non offre alcun appoggio concreto alle famiglie, le mamme lavoratrici sono inguaiate al mille per cento, tempo di occuparsi dei figli non ce n’è… e anche se è brutto da dire, forse bisognerebbe farsi qualche domanda seria, prima di metterne al mondo. Tipo: riuscirò, con i minuti contati, a insegnare a mio figlio il rispetto per gli altri, per le diversità quali che siano? Mi avanzerà qualche nanosecondo per rendermi conto se qualcosa, in lui, non va? Saprò accettare che un insegnante mi sostituisca nel caso in cui sia necessario impartirgli una lezione?
    Terza cosa: se non abbiamo insegnanti di ruolo che seguano un ragazzo almeno per qualche anno, in assenza (o distrazione forzata) dei genitori, con chi potranno mai confidarsi questi ragazzi, premesso che un rapporto di confidenza non si sviluppa certo in un trimestre…?
    Ultima cosa: i bulli avranno pure i loro problemi, le loro brutte vite, i loro genitori distratti, ma quando il disagio si traduce in malvagità, la maggiore preoccupazione dev’essere destata dalle vittime. Dal mio punto di vista, non è la dodicenne che ha cercato di uccidersi a dover essere riprogrammata in modo tale da poter condurre una vita normale tra i suoi coetanei: sono i bulli che devono essere drasticamente ridimensionati e indotti a vergognarsi delle proprie cattiverie, e senza ricorrere a inutili buonismi.
    Consiglio comunque a tutti di seguire, su svariati canali del digitale terrestre, tutti quei programmi che hanno per protagonisti uomini e donne o ragazzi e ragazze “insoliti”: altissimi, bassissimi, grassissimi, transgender o affetti da deformità. Aiutano molto a far rientrare nella normalità (nella sua connotazione positiva) tutta una serie di inconsuetudini altrimenti crudelmente discriminate nel quotidiano.

  2. Cesira Marrulli ha detto:

    si è passati da un’educazione rigida e senza dialogo, ad un permissivismo esagerato, io credo che i genitori dovrebbero dedicare più tempo al dialogo con i figli già da piccoli e guadagnare la loro fiducia, cosa sicuramente molto difficile, ma molto produttiva e collaborare di più con la scuola e non attaccare i professori come se fossero loro i nemici dei loro figli.
    Grazie alla dott.sa Luciana Brusa per il suo impegno su un tema tanto delicato che ha bisogno del contributo di tutti: famiglia e scuola

    1. GS ha detto:

      La ringraziamo per l’intervento. Si sta dedicando sempre meno tempo ai figli delegando agli altri aspetti importanti di vità. Inoltre come da lei denunciato esiste un’intolleranza verso la scuola e verso gli insegnati e questo non giova alla causa
      Giampaolo Santini

      1. Luciana Brusa ha detto:

        Sono d’accordo con le tue opinioni, Cesira Marrulli. Non dobbiamo stancarci di parlare con i nostri figli e nipoti, senza essere opprimenti, ma ascoltandoli nelle loro proteste, scoprendo i loro bisogni più profondi, che – nonostante certi atteggiamenti superficiali – sono sempre quelli che i giovani hanno. Bisogno di affetto e sicurezze nel futuro. Almeno così credo.

  3. Ramona Gera ha detto:

    Sono una ragazza di 19 anni e fin da sempre ho compreso di essere cresciuta in una societa’ dove se hai qualche difetto, qualcosa di diverso o qualche requisito in piu’ che ad altri non piace( intelligenza, allegria, sensibilita’…) questo viene subito criticato attraverso atti che possono sfociare addirittura nel bullismo: bullismo che puo’ essere psicologico o anche fisico. Io ho subito una sorta di bullismo psicologico che mi spinse quasi a rinunciare a quello che adoro di piu’: la scuola. Una mia ormai ex compagna di liceo spinse altre persone a prendermi in giro quando intervenivo durante le lezioni, quando sbagliavo qualcosa, quando camminavo a guardarmi i vestiti e intanto a ridere tra loro o ancora quando vedevano qualche foto mia dicevano: <>. Sono una persona molto sensibile che rimane male spesso perche’ alle cose ci tiene e cio’ mi ha spinto ad affrontare il problema con i miei insegnanti… Sapete perche’ l’ho fatto? Perche’ io esigevo rispetto, volevo risolvere la situazione e se io non piaccio ad una persona basta che mi ci stia alla larga senza prendermi per i fondelli. La situazione e’ stata poi risolta parlando con le dirette interessate. Devo dire che mi sono state alla parola e ,sapendo che io ero andata a riferire tutto, non volevano fare altre brutte figure. Insomma hanno un po’ la “coda di paglia” come si suol dire. Tutto questo e’ x trasmettere un messaggio finale ovvero: se avete qualche problema parlatene o con i vostri genitori o con gli insegnanti. Non permettete ai/ alle ragazzacci/e di trattarvi come dei pezzi di carta senza significato, non buttate all’aria la vostra vita!! Grazie dell’ascolto e buona serata!

    1. GS ha detto:

      L’intervento di una giovane ragazza diventa importantissimo in questo contesto. Sei uscita dalla tua esperianza vedo molto bene, hai avuto il coraggio di prendere in mano la situazione. Complimenti!Hai dimostrato una grande maturità, probabilmente hai alla spalle anche una situazione favorevole e positiva, cioè un appoggio familiare che ti da sicurezza.
      Il tuo intervento sarò di grande stimolo per tutti coloro che leggeranno il giornale
      a risentirci presto
      Giampaolo Santini

    2. Luciana Brusa ha detto:

      Che bella testimonianza! Sarebbe da pubblicare direttamente sul giornale come un commento – articolo, preziosissimo perchè una giovanissima ragazza ci mette la faccia con coraggio e indica a tutti la soluzione possibile : parlarne, non rassegnarsi! Sei una vincente Ramona Gera! Ti ringrazio della tua testimonianza preziosa!

      1. GS ha detto:

        mi farò autorizzare a pubblicarlo sul profilo fb del giornale naturalmente anonimo

  4. Orietta ha detto:

    Il pesce puzza sempre dalla testa…c’è solo da sperare che che se ne parli sempre di più nelle scuole, in famiglia e per televisione per far sì che le vittime non siano più vittime … ma la vedo dura perché la violenza è insita nell’uomo!!!

    1. GS ha detto:

      grazie per l’intervento. dobbiamo cercare di abbattere i muri del silenzio, noi con il nostro giornale, piccolo ma molto seguito ( dicembre + di 100.000 contatti!) cerchiamo di fare la nostra parte e dare più informazioni possibili.
      buona serata
      Giampaolo Santini

    2. Luciana Brusa ha detto:

      grazie del tuo commento Orietta! Se hai la pazienza di leggere più sotto il commento- testimonianza di una giovane ragazza, vedrai come con le denunce e i dialoghi diretti si può vincere il male: Ramona Gera ne è un esempio!

  5. Franco Guarnieri ha detto:

    Ci saranno anche delle eccezioni ma normalmente i ragazzi crescono secondo ….l’educazione ricevuta in famiglia. Purtroppo sono sbagliati i…tempi di questa educazione. I figli bisogna incominciare ad educarli 20 anni prima della nascita.

    1. GS ha detto:

      la ringraziamo di partecipare ad un dibattito attualissimo, un’ottima considerazione con finale a sorpresa!
      Giampaolo Santini – Editore

    2. Luciana Brusa ha detto:

      Grazie Franco Guarnieri di questa fulminante risposta! E’ vero quello che dici, anche le unioni superficiali che durano lo spazio di due tre anni preparano un terreno insicuro ai bambini. Hai molto da insegnare su questo tema! Grazie!
      Luciana Brusa

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