Etica e sviluppo, Italia come il Congo, dov’è il riscatto generazionale?

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ETICA E SVILUPPO NEL CONGO (REPUBBLICA DEMOCRATICA)
Parlando di etica, a volte non facciamo caso che si tratta di un concetto che in una parola racchiude l’intero significato della vita dell’essere umano. Certo, sentendo questa affermazione, qualcuno potrà pensare che sono un “visionario pazzo e categorico” intento a sostenere, in questo mondo fatto di relativismo conquistato a forza di spot televisivi, di slogan pubblicitari e di scoop giornalistici, l’unicità di una verità sull’uomo che va sotto il nome di etica.

IGNORANZA DELL’ETICA
Tale contestazione, pur se non condivisibile, appare ampiamente giustificata dall’ignoranza esistente nelle conoscenze della gente comune che presenta grandi difficoltà nel definire (senza ricorrere a Wikipedia) concetti come, dignità, come personalità, come coscienza morale ed infine come etica. Questo a mio avviso appare sia stato fortemente voluto da chi ha detenuto il potere a partire dall’inizio della cosiddetta “Seconda Repubblica” e cioè dalla metà degli anni ‘90 del secolo scorso.

TUTTO COMINCIA DAL 1994
A partire da quel periodo infatti si sono progressivamente distrutte le certezze interiori dell’essere umano, concernenti la propria dignità. Pur se la rivoluzione è cominciata dal ’68, nel nostro Paese i suoi effetti si sono prodotti a cominciare dal ’94, quando in sostituzione di una classe dirigente capace, ma corrotta, formata, ma svilita nei suoi principi dalla mela marcia del cosiddetto C.A.F (Craxi, Andreotti, Forlani) il cui obiettivo era di non portare a termine alcuna opera se non a prezzo di tangenti di ritorno, ben definite e ben spartite nel rispetto di quella proporzionalità conosciuta sotto il nome di “Manuale Cencelli”, la sua generalizzata concretizzazione comincia dal 1994.

In quell’anno infatti si insedia nelle istituzioni della nostra Repubblica, una classe dirigente, non solo corrotta come la precedente, ma fornita di una tracotante ed incompetente pretesa di governare il Paese attraverso il consenso ricercato con il mito della televisione, con il mito del grande fratello, con l’obiettivo dell’affermazione politica più in forma mediatica che istituzionale, con la certezza che la possibilità di accumulare ricchezza è data a tutti con l’appartenenza e la militanza in un determinato partito, che le istituzioni potessero essere gestite in base al cosiddetto Spoil System, a favore di seguaci fedeli sempre pronti a difendere il loro leader.

UNA REALTÀ SCONCERTANTE…SEMBRA QUASI DI STARE IN CONGO!!
Ecco la realtà che da allora perdura sino ad oggi, aggravando sempre di più il sistema Paese dove il valore della moneta si è svilito; dove i patrimoni di alcuni si sono dimezzati a causa della mancata gestione della transizione all’euro; dove la disoccupazione è follemente aumentata al 12,7% e quella giovanile ha raggiunto quasi il 44%; dove la riforma del lavoro tramite jobs act ha superato o meglio “estinto” il rapporto di lavoro; dove la tassazione usurante è al 48%; dove la burocrazia è asfissiante con una infinità di adempimenti per una qualsiasi iniziativa; dove la scuola è stata distrutta; dove l’università è presidiata per lo più da portaborse; dove le istituzioni di governo sono sempre più riformate in maniera strumentale; dove le leggi sono ad personam o meglio maccheronicamente “ad partitum”; dove le banche non esistono più come servizio pubblico a sostegno di risparmiatori e imprese; dove le privatizzazioni si effettuano per fare favori agli amici; dove la borsa esprime prezzi perennemente pilotati; dove i controllori istituzionali come Banca d’Italia e Consob sono sempre estranei a tutti i crack e le malefatte che i sistemi da esse presieduti esprimono un giorno si e l’altro pure; dove le assicurazioni assicurano in maniera inversamente proporzionale al costo dei premi; dove la posta non arriva più e se arriva, quando arriva, è non più di una volta a settimana; dove il gioco d’azzardo è diffuso per volere istituzionale; dove la corruzione, concussione e violenza invece di essere avversate sono supportate dalle mancate leggi sul conflitto di interesse; dove il sistema sanitario è quotidianamente smantellato; dove la connivenza tra politica e terzo settore ha creato la quinta mafia dal nome “Roma Capitale”; dove un decreto salvabanche manda sul lastrico migliaia di famiglie e uccide un risparmiatore; dove il sistema pensionistico è minacciato proprio da chi dovrebbe difenderlo come l’INPS; dove il debito pubblico ha raggiunto il 130% del PIL; e poi non so cos’altro dire se non che ……mi sembra di stare proprio in Congo!!!

L’UNIVERSITÀ CATTOLICA DEL CONGO (RDC)
Ebbene anche se questa può sembrare un’espressione da luogo comune in realtà da parte mia è proprio la sensazione che provo basata sull’esperienza reale in quanto essendo docente nella facoltà di economia e sviluppo dell’Università Cattolica del Congo, dove insegno etica e sviluppo e teorie dello sviluppo, posso usare la suddetta espressione con cognizione di causa. Infatti essendo in forza presso l’Università Cattolica del Congo con sede a Kinshasa dal 2013, devo dire che ogni volta che torno a Roma dopo la permanenza per motivi accademici in questo Paese, credo di tornare in un mondo diverso e invece mi accorgo che forse la situazione che mi si presenta ogni volta in Italia è ancora peggiore di quella che lascio nella RDC.

LA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO
Per far capire la situazione della RDC, anche se si configura in maniera quasi analoga a quella del nostro Paese appena tratteggiata, ci vorrebbe un sacco di tempo e molte pagine di libro; ma non essendo questa la sede per scrivere un saggio, mi limiterò a dare alcuni flash interessanti per coloro che vogliono approfondire la propria conoscenza sulla realtà che lega il mondo sedicente sviluppato a quello reputato in via di sviluppo.

Come osservato per il nostro paese, anche nella RDC al primo posto e in maniera di gran lunga più consistente si pone la corruzione, così nella classifica di Transparency international relativa all’anno 2014 troviamo che se l’Italia è al 69° posto su 175, la RDC è al 154° su 175. Ma la considerazione che vorrei fare è di valutare il fatto che mentre la RDC è un Paese in via di sviluppo, ancora pesantemente oppresso da un colonialismo Belga che non cessa di opprimere ogni angolo del Paese, l’Italia è un Paese che appartiene al G8 e pertanto è uno dei paesi più industrializzati del mondo, anche se siamo soliti dire che non sappiamo se l’Italia sia l’ultimo dei Paesi sviluppati o ahimè il primo di quelli in via di sviluppo!

RICCHEZZA E POVERTÀ
Ma tornando al Congo devo dire che l’esperienza che sto vivendo è veramente edificante in quanto pur se il paese ha grandi difficoltà, i giovani studenti sentono dentro di sé la necessità di un riscatto generazionale che spero con il mio lavoro accademico di supportare in maniera corrispondente alle loro aspettative.

Devo sottolineare infatti che questo Paese ha una estensione di 2 milioni e trecentoquarantacinquemila KM2 , vale a dire quasi otto volte l’Italia, settanta volte il Belgio e quattro volte e mezzo la Francia, con ricchezze inestimabili di ogni tipo, sia minerali, che animali e vegetali, per non parlare delle risorse umane di grandissima intelligenza e profonda umanità.

La popolazione si situa intorno ai settanta milioni di persone che ovviamente si perdono nella sconfinatezza del territorio. La domanda che sorge spontanea è perché questa nazione pur se estremamente piena di inestimabili ricchezze (basta guardare un qualsiasi atlante economico) quali oro, argento, diamanti, manganese, coltan, ferro ecc., acqua in abbondanza sia minerale che riveniente dal fiume Congo che per portata è secondo nel mondo solo al Rio delle Amazzoni in Brasile; abbondanza di legno pregiato derivante dalle foreste che contengono alberi di mogano, teck, palissandro ed altri legni pregiati; abbondanza di terre coltivabili di una fertilità inaudita, se si pensi soltanto al fatto che in alcune zone del Sankuru il riso nasce e cresce senza bisogno di essere irrigato! Che in alcune zone si coltiva una delle migliori qualità di caffè, che il mais e le arachidi trovano un ambiente di estrema fertilità in cui crescere; si pensi che anche il bestiame cresce in abbondanza con pascoli naturali senza bisogno di coltivazioni e allevamenti in stallaggi che invece sono indispensabili nel nostro Paese; perché dunque ci domandavamo, questo Paese è classificato come paese in via di sviluppo tra i più poveri esistenti sulla faccia della terra? Perché il reddito pro capite annuale assomma a Usd 420 che significa vivere con 1,15 dollari al giorno e dove secondo la classifica Onu tra il 41% ed il 60% della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno? Perché un Paese così ricco è considerato estremamente povero? Proprio questa domanda mi ha spinto ad andare ad insegnare presso l’Università Cattolica del Congo a Kinshasa.

ESPERIENZA A KINSHASA
La mia prima esperienza è stata veramente terrificante, vedendo da un lato la maggioranza delle persone alle prese con tutte le difficoltà che ciascuno di essi deve affrontare per sopravvivere e dall’altra una sparuta minoranza con ricchezze enormi che spinge sempre a domandarsi come abbiano fatto ad accumularle in si grande volume. Durante i miei corsi ho sempre cercato di capire questa situazione ponendo agli studenti dei perché a mio avviso esistenziali chiedendo loro perché pur avendo miniere di oro, argento, diamanti ecc., non c’era alcuna industria locale che lavorasse questi minerali. Sicché ho sempre detto ai miei studenti che essi erano poveri seduti su pozzi di petrolio, poveri seduti su miniere di oro, argento, diamanti, coltan ecc.

Un’altra domanda è perché pur avendo abbondanza d’acqua non c’è acqua corrente nelle case e tanto meno acqua potabile? Un’altra ancora è perché pur avendo grandissime dighe sul fiume Congo in grado di sviluppare milioni di megawattora, il Paese è senza elettricità continuativa? Poi ci sarebbero anche altre domande, come perché non ci sono strade, perché non ci sono ferrovie perché c’è un’assenza indescrivibile di infrastrutture? Perché alcune derrate alimentari pur essendo di ottima qualità non sono commercializzate dai produttori che sono costretti a farle marcire, come per esempio i fagioli del Kasai occidentale di ottima qualità, che non possono essere trasportati, sicché in altre parti del Paese si è costretti ad importarli dal Sud Africa?

Un’altra importante domanda è perché pur avendo miniere d’oro molto proficue, non hanno oro da depositare nella banca centrale per creare un sistema monetario convertibile sul tipo gold exchange standard? Il Paese pur avendo come moneta di riferimento il franco cfa, in realtà usa il dollaro statunitense per le transazioni più importanti nonostante i divieti delle autorità monetarie.
I miei studenti cercano di dare una risposta a questi perché, ma mancando della necessaria esperienza non riescono a chiarire fino in fondo i meccanismi che sottendono tale situazione.

CAUSE DEL SOTTOSVILUPPO
Senza dilungarmi ulteriormente spiego quali a mio avviso sono le cause di questo sottosviluppo.
Innanzitutto occorre mettere in evidenza che gli abitanti della RDC che hanno subito una delle più cruente e spaventose colonizzazioni e poi con l’avvento di Mobutu al potere anche una delle più feroci dittature sperimentate dall’Africa Subsahariana, vivono la loro condizione di soggezione ai belgi e l’incapacità di un loro sviluppo autonomo, in sostanza per quattro carenze fondamentali quali 1) la mancanza di conoscenze; 2) la mancanza di capacità organizzative; 3) la mancanza di precisione e la mancanza di disciplina; 4) la mancanza di autodeterminazione.

Per spiegare meglio direi subito che le conoscenze in loco non esistono perché i colonizzatori non hanno voluto uno sviluppo autonomo della popolazione e pertanto nel Paese non dovevano essere trasmesse conoscenze di alcun tipo alfine di mantenerli “schiavi liberi” da sfruttare.

Riguardo invece alla mancanza di capacità organizzative c’è da dire che questo accade perché la popolazione è abituata per tradizione ad organizzarsi secondo canoni precisi e vincolanti che partono dai legami esistenti nella famiglia, nel clan, nelle tribù, nei villaggi nel territorio. Una tale impostazione comporta una conflittualità che non permette di aggregarsi intorno ad una idea comune.

La mancanza di precisione invece implica il fatto che essi nella maggioranza dei casi, fanno tutto a mano senza la tecnologia e l’obiettivo è quello di portare a termine la cosa, a prescindere dal livello di approssimazione scelto.

Uno dei casi più eclatanti è la puntualità. Per loro non esiste la puntualità o il rispetto della precisione nell’orario: per loro ritardare di un’ora, di tre ore o una giornata non ha alcun significato. Va da sé che laddove esiste un’assenza di precisione non possa esistere una disciplina accettata e condivisa per raggiungere la massima efficienza metodologica e strategica finalizzata all’obiettivo.

Infine la mancanza di autodeterminazione fa si che nessuno di loro si sente in grado di terminare un’impresa o una iniziativa perché pur se dicono di voler fare una cosa, poi trovano mille scuse per non farla.

ETICA COME COSCIENZA DEL RISPETTO DELLE REGOLE
Detto ciò forse ho reso l’idea del grande lavoro che si sta facendo con gli studenti per trasmettere loro una coscienza etica che partendo dalla dignità e dai principi di riferimento crei in ciascuno di essi la coscienza del rispetto delle regole e quindi anche la bellezza di poter tenere certi comportamenti che risultano edificanti non solo per il singolo in termini di antropologia personale, ma anche e soprattutto la collettività in termini di antropologia sociale.

Il lavoro non è certo facile, perché la forza di volontà unita alla vivace intelligenza espressa dalla maggior parte di loro deve fare i conti con la loro indolenza, quasi elemento costitutivo della loro personalità. Tuttavia riescono a comprendere a fondo i caratteri fondamentali sia dell’etica pura che dell’etica applicata alle differenti situazioni sia professionali che comportamentali, grazie alla loro istanza di riscatto fondata sulla percezione della necessità di uno sviluppo che sia sostenibile, equo, solidale e duraturo.

IL TRIANGOLO DELLO SVILUPPO
Come ben rappresentato dalla teoria il triangolo dello sviluppo si basa sulle tre progettualità fondamentali quale 1) la progettualità sociale, che focalizza il tipo di società a cui si vuole pervenire nel corso dei futuri cinquant’anni che tipo di classi individuare; 2) la progettualità politica come supporto a quella sociale con l’obiettivo di bene comune propriamente inteso; 3) la progettualità economica come elemento di supporto alle altre due progettualità in termini di capacità di impiego del patrimonio esistente e a disposizione della collettività.

DAL P.I.L. ALL’I.P.I. (INDICE DI POTENZIALITÀ INUTILIZZATE)
In tale ottica si guarda ovviamente a quelle che sono le teorie dello sviluppo distinguendole da quelle della mera crescita economica e passando pian piano dall’indicatore di crescita del PIL ad un indicatore molto più concreto quale quello dell’IPI vale a dire l’Indice delle Potenzialità Inutilizzate sia in termini umani, che animali e territoriali del Paese.

Il tutto si basa sulla creazione di una nuova visione imprenditoriale che prende piede dalla concezione d’impresa come bene d’ordine mirato allo sviluppo e non già come mero investimento capitalistico promosso dall’attuale mondo sviluppato. Gli studenti sono entusiasti di apprendere questa nuova impostazione e lavorano con lena all’approfondimento dei concetti etici che li presiedono facendo uno sforzo non semplice per acquisire nuove tecniche di valutazione dell’investimento produttivo.

CAUSE DI CONTRASTO ALLO SVILUPPO
Ovviamente a questa realtà positiva va posta per contro la spiegazione delle cause di contrasto a questo sviluppo, che solo se si conoscono possono essere superate o quanto meno gestite.

LE CLASSI
La prima è la conoscenza del contesto sociale in cui vivono e si sviluppano le diverse classi quali 1) la classe dominante formata dalle due branche più ricche ed autoritarie quali da una parte le grandi famiglie con i loro clan in quanto coordinatori della vita del villaggio e delle attività produttive; la classe politica in grado di dare attraverso il sistema burocratico molta forza ai militari, alle forze di polizia, ai tecnocrati ecc. e dall’altra parte il potere ecclesiastico dei vescovi, dei parroci e delle congregazioni religiose capaci di aggregare ed indirizzare migliaia di fedeli verso i propri obiettivi. 2) la classe intermedia formata da intellettuali, professionisti, imprenditori, manager, politici e burocrati di enti pubblici locali in grado di gestire opere ed iniziative di piccoli gruppi o imprese all’interno della loro condizione locale e territoriale. 3) la classe subalterna formata da tutta quella parte di società che aspira ad un lavoro per ottenere un salario da poter spendere per i bisogni rivenienti da un’offerta di mercato sempre più mirata e subdola verso un consumismo generalizzato. 4) infine la classe degli oppressi e degli esclusi che sono i sottoproletari che lavorano nei campi, nelle periferie urbane, gli addetti alla pulizia delle strade, gli addetti ai lavori domestici semigratuiti; in questa classe rientrano anche gli esclusi criminalizzati come delinquenti e prostitute, mendicanti e tutta quella serie di persone analfabete che non hanno capacità di aggregarsi per rivendicare i loro diritti.

FORME DI CAPITALISMO E QUADRATO DELLE POVERTÀ
La seconda è il contesto da cui in opposizione al triangolo dello sviluppo si determina progressivamente radicato nelle diverse forme di capitalismo, il quadrato delle povertà, il quadrangolo dello sfruttamento, le diagonali delle tecnologie: proviamo a spiegarle meglio.

CAPITALISMO E QUADRATO DELLE POVERTÀ
1) il quadrato delle povertà è dato dal contesto del capitalismo che a seconda delle situazioni può assumere diverse forme: a) capitalismo di addizione; b) capitalismo di sottrazione; c) capitalismo di rapina; d) capitalismo di condominio; e) capitalismo di relazione; f) capitalismo di religione. In questo contesto la capacità di accumulazione deriva dallo sfruttamento dei mercati derivante dai quattro traffici che formano il quadrato delle povertà e cioè 1) Petrolio; 2) Oro; 3) Energia /tecnologia; 4) Armi. Questi quattro mercati oltre che assumere forme speculative esasperate per ottenere specifici obiettivi, alimentano sempre conflittualità il cui risultato è l’impoverimento di chi subisce questi traffici, sia in termini di produzione che di distribuzione;

QUADRANGOLO DELLO SFRUTTAMENTO
2) il quadrangolo dello sfruttamento è dato proprio dall’assenza di competenze cognitive, antropologiche e tecnologiche oltre che economiche di cui si è già parlato come le mancanze di conoscenze, di organizzazione, di precisione e di autodeterminazione. Queste mancanze situandosi al vertice dei lati dei mercati vanno a formare l’angolo di depressione che genera lo sfruttamento.

DIAGONALI DELLE TECNOLOGIE
3) infine le diagonali delle tecnologie, sono le linee portanti interne della povertà espressa nel quadrato. Tali tecnologie formano direttrici che tagliano ciascun angolo generando depressione più o meno elevata a seconda che intersechino i lati di mercati conflittuali o molto conflittuali come per esempio il lato Energia e tecnologia che incontra il lato armi nell’angolo definito autodeterminazione la semi-diagonale rappresentata dalle cogno-tecnologie va ad incidere sull’angolo in maniera diversa a seconda che il grado della componente autodeterminazione si sposti di più verso il lato armi o il lato energia/tecnologie. Sperando di aver reso l’idea possiamo dire che le quattro semi diagonali che tagliano i vertici degli angoli formati dall’incontro dei differenti lati sono le tecnologie 1) informatiche; 2) nano; 3) bio; 4) cogno. L’aggregazione di queste tecnologie nell’ambito del suddetto quadrangolo determinano le capacità di sfruttamento e quindi il grado di povertà esprimibile dal paese.

I TEMPI DELLA GLOBALIZZAZIONE E PERNICIOSITÀ CONNESSE
4) Tutto questo discorso si inserisce nella globalizzazione e precisamente nei suoi quattro tempi la cui variazione concettuale è ormai riconosciuta da tutti: a) il tempo cronologico; b) il tempo virtuale; c) il tempo distanza; d) il tempo reazione. A questi quattro tempi vanno fatte corrispondere altre quattro forze perniciose trasversali 1) l’accelerazione; 2) la superficialità; 3) la velocità; 4) la violenza.

INSEGNANTI PER UN’UNIVERSITÀ DI LIVELLO INTERNAZIONALE
Alla luce di questo quadro d’insieme si capisce quanto siano necessarie le conoscenze ed la RDC non ha università che possano competere con quelle internazionali, lo sforzo che stiamo facendo con il Board è quello di trasformare l’Università Cattolica del Congo RDC in una università di livello internazionale che possa accogliere qualsiasi tipo di studente e di qualsiasi provenienza geografica certi che potrà avere una preparazione veramente di eccellente livello.

Per far ciò la Conferenza Episcopale del Congo RDC che è anche la proprietaria dell’Università, sta costruendo un nuovo campus in una località quartiere di Kinshasa che si chiama Mont ‘Ngafula il progetto è già pronto e si stanno cercando i fondi per avviare la costruzione, nel frattempo però occorre prendere atto che non ci sono professori di Paesi progrediti disponibili a venire ad insegnare in Congo, perciò quello che vorrei proporre in conclusione è una importante iniziativa che ha bisogno però della collaborazione di persone che credono nella possibilità di riscatto dell’Africa e in questo caso del Congo, veicolata dalle conoscenze e dalla cultura sempre più integrata e portatrice di valori etici.

NON TRASFERIMENTO DI FONDI MA TRASFERIMENTO DI CONOSCENZE
Infatti se il mondo prendesse coscienza che lo sviluppo per questi Paesi non passa per il trasferimento di ricchezze monetarie provenienti da donazioni, bensì attraverso il solo trasferimento vero, serio e reale di conoscenze e competenze per lo sfruttamento delle risorse esistenti, sicuramente lo scenario sarebbe molto diverso.

INSEGNANTI SENZA FRONTIERE
Per far ciò e sopperire alla mancanza di professori, lancerei un’idea innanzitutto al Direttore di questo Giornale on line e poi a tutti i lettori di S&W di farsi promotori di una raccolta di fondi da depositare presso S&W per la creazione di una fondazione che si chiamerà “Enseignants Sans Frontieres “ (ESF) per avere fondi da impegnare nei viaggi e nei soggiorni accademici di tutti i docenti che volontariamente si renderanno disponibili, sulla base di un preciso programma, per andare ad insegnare presso l’Università Cattolica del Congo, ma poi anche presso altre università nel mondo, dove mancano le specifiche competenze scientifiche e di docenza. Se il Direttore è d’accordo e se i lettori ci vogliono aiutare nei prossimi numeri spiegheremo come procedere.

Romeo Ciminello


Romeo Ciminello
, nato a Roma il 5/4/52, Laurea in Scienze politiche (1978); Specializzazione in Commercio Estero e Marketing internazionale (1981); specializzazione in cambi (1981); specializzazione in Discipline Bancarie (1985); attestato di Mediatore civile (2011); docente di Etica e Sviluppo nella Facoltà di Economia e Sviluppo dell’Università Cattolica del Congo Kinshasa (www.ucc.cd ); docente di Finanza d’Impresa presso l’Università di Trieste –Gorizia Campus, ( dal 1991 al 2005); docente di economia dello sviluppo presso la Facoltà di Scienze sociali della Pontificia Università Gregoriana di Roma (1994-2012); ha insegnato anche presso l’Università di Cassino e di Salerno; Quadro direttivo presso Banco di Roma – Unicredit (1976-2012); è Presidente del Comitato di promozione etica onlus (www.certificazionetica.org ) è Direttore scientifico presso la Società 4metx srl (www.4metx.it ) ; è Membro del Collegio dei probiviri della Konsumer Italia (www.konsumer.it ) è Autore di diverse pubblicazioni tra cui Etica Finanza e mercati (Tipar Ed.1999); Il significato cristiano del lavoro (Tipar Ed.2006); Il significato cristiano della Responsabilità Sociale dell’Impresa (Tipar ed. 2008); autore del blog etico Agenda-etica (www.agenda-etica.blogspot.com ); promotore di diversi convegni su tematiche di etica-socio-politico-economica e autore di diversi articoli su stampa specializzata.