Le Storie di Marco: La fine del mondo

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LA FINE DEL MONDO

Fabio era a letto ammalato, Fabio aveva otto anni.

No, non si pensi a una vicenda tragica, a un male incurabile: era solo una banale influenza con tonsillite, come spesso capita ai bambini di quell’età, e febbre a non più di trentotto, ma si sa, per un bambino, dalla sua prospettiva, ogni cosa pare più grande e il suo piccolo mondo è per lui un universo intero.

Era stato messo nel lettone di mamma e papà e per tutto il giorno aveva sonnecchiato e vegliato, come spesso avviene sotto l’effetto del rialzo della temperatura.Spicchio di sole dalla finestra

Era il primo pomeriggio di una calda e assolata primavera; la mamma di Fabio aveva socchiuso le persiane scorrevoli, creando così una penombra piacevole e spiacevole al tempo stesso: era piacevole perché suggeriva un senso di frescura, così che il caldo di quel pomeriggio non accentuasse il fastidio della febbre nel bambino, ma spiacevole in quanto dava l’idea di una malattia vera e propria.

Il piccolo ammalato si risvegliò dal breve periodo di sonno: abbiamo detto che potevano essere circa le due e mezzo del pomeriggio, e osservò che il sole stampava sulla parete opposta alla grande porta – finestra, una lama di luce ben delineata.

Stette ad osservarla in silenzio per un po’ e, presi dei punti di riferimento sulla tappezzeria, notò come questa si spostava lentamente sulla parete, dalla porta verso l’angolo opposto (anche a scuola lui era sempre stato il piccolo scienziato, quello delle esplorazioni e delle scoperte, d’altra parte era già in terza!).

Papà e mamma si alternavano ad andare a controllare le condizioni del figlio, più o meno ogni mezz’ora; la madre, più pratica, gli tastava la fronte e il collo col dorso delle dita per controllare se fosse ancora caldo e gli somministrava panaceiche spremute di arance rosse; il padre, invece, gli chiedeva come stesse e poi scherzava un poco con lui.
Ora era il turno del babbo; dischiuse piano la porta, nell’eventualità che il figlio dormisse, ma lo vide sveglio: “Come stai? Ti fa male la testa?” domandò più per prassi che per utilità; è sempre così, nelle occasioni importanti i padri sono drammaticamente imbranati e impacciati nell’agire.bambino-malato-letto-con-l-orsacchiotto-37901284
“Papà – ribatté il bimbo, senza neppure badare a rispondere a tono alla domanda che, del resto, non attendeva una vera risposta – sai, ho scoperto una cosa! La luce cammina lungo il muro. Quando è arrivata in fondo cosa fa? Torna indietro?”

Era fondamentale chiedere questa informazione al papà, perché lui sapeva tutto e non sbagliava mai.
L’uomo rispose, ridendo: “Se torna indietro, vuol dire che è la fine del mondo”, dopo di che socchiuse la porta ed uscì.

Spesso gli adulti non immaginano quanto poco sia il senso dell’umorismo dei bambini e quali danni possa fare uno scherzo verbale; da quel momento Fabio si destò del tutto e non ebbe più il coraggio di riaddormentarsi: doveva controllare la luce! Lui ora sapeva ed era, quindi, il guardiano del cammino del sole e nel suo sorvegliare era riposto il destino dell’universo e dell’umanità.
“Papà – chiamò dopo un poco di tempo e il padre arrivò subito, un po’ allarmato, dal suo studio accanto alla stanza da letto – sai, mi sembra che la luce sia tornata un poco indietro”

Il padre rise piano e rispose sottovoce, quasi a non voler svegliare il figlio da un sogno interrotto: “Te lo sei immaginato, il sole non può tornare indietro”. Chiuse la porta e ritornò al suo lavoro.
Già, pensò Fabio che, nonostante la malattia aveva ricevuto quell’importante incarico di vigilare sul destino del mondo, non può farlo… ma se lo fa? Io devo avvertire qualcuno, se succede!fine_mondo_scenari

Passò un’altra mezz’ora durante la quale il bambino quasi non batté le palpebre per paura di perdere un solo attimo vitale del movimento di quella lama che, oramai, era diventata per lui una vera e propria mannaia, poi chiamò di nuovo: “Papà – stavolta gridò più forte, provocandosi una fitta acuta alla gola infiammata – papà”, chiamò una seconda volta senza dargli neppure il tempo di coprire la breve distanza fra lo studio e la camera.
Il padre comparve sulla porta, questa volta ancora più preoccupato di prima da quel richiamo disperato: oltretutto la moglie era uscita a fare la spesa e lui, in caso di necessità, non avrebbe saputo che fare: “Che cosa c’è?” chiese, allarmato.

“Papà, disse con voce lamentosa, quasi piangendo (era, si sentiva, così piccolo e quel compito era troppo grande per lui) ora sono quasi sicuro che è tornata indietro di un pezzettino così” e fece a braccio teso un gesto con pollice e indice corrispondente, nelle sue intenzioni, ad un paio di centimetri”
“Ora basta, rispose il padre che era passato dalla paura alla perdita della pazienza, era uno scherzo quello del sole che torna indietro, non prendere sempre sul serio tutto quello che ti si dice! Abbiamo giocato, ma ora finiscila, riposa e lasciami lavorare: il sole non torna indietro, punto e basta!”.

Richiuse la porta e voltò le spalle a quella faccenda che reputava ormai chiusa.
Il sole non può tornare indietro, l’ha detto papà… ma se lo fa? Ormai era quasi sicuro: quello sarebbe stato il giorno del giudizio, e solo lui lo sapeva, avrebbe dovuto dirlo a tutti, che i grandi facessero qualcosa, loro sanno sempre trovare dei rimedi, ma se non gli dava più retta neppure il suo papà, chi altri lo avrebbe fatto?

Passarono altri tre quarti d’ora “Papà, chiamò ancora: ora non c’erano dubbi, aveva preso bene le misure e la luce era tornata indietro di un bel pezzo, papà, chiamò ancora, ma dall’altra stanza il padre non gli rispondeva più; papà, papà”, chiamava sempre più piano. Nessuno lo ascoltava, aveva paura.
Cominciò a piangere in silenzio, poi si tirò il lenzuolo sopra il capo, si fece piccolo, piccolo, rannicchiato in posizione fetale, ed attese così che il mondo finisse.

Marco Ernst

 

Marco Ernst, nato a Bergamo, ma da sempre residente a Milano. Laureato in Scienze Naturali insegna matematica nelle scuole medie inferiori. Dal 2002 ha pubblicato 20 volumi di racconti in proprio, di cui 4 di esperienze, aneddoti e proposte scolastiche.
Con editore ha pubblicato:
Morte al conservatorio – Greco & Greco edit.
Morte e trasgressione – Greco & Greco edit.Spirito noir collection II (due racconti in una silloge con De Giovanni ed altri) – Salani

Ha ottenuto cinque primi posti in concorsi letterari e otto volte si è classificato fra il secondo e terzo posto, una volta sesto, oltre a numerose segnalazioni e ingressi in finale. Selezionato per la fase finale a 12 di Tramate con noi, di radiorai. Contattato da Rai 3 per il programma Masterpiece (ma cercavano solo chi non ha mai pubblicato con isbn). Invitato due volte alla manifestazione “15 poeti alla ribalta” del c.d.z. 3 di Milano, da cui son stati tratti due volumetti presenti anche nella biblioteca del consiglio dei ministri. Ha un blog di racconti e poesie (marcoernst.wordpress.com) che ha avuto, a marzo 2014, oltre 63.000 contatti da 106 nazioni diverse e decine di commenti oltre a quelli pervenuti su face book dove ho un profilo con più di 790 contatti e amministra due gruppi letterari: iraccontidimarco e giallistitaliani. Ha pubblicato anche una ventina di fiabe sul sito tiraccontounafiaba.it dove ha superato gli 81.000 contatti personali. Due volte ammesso al premio Zucca per racconti gialli o noir.