Sport & Work n.6 -Speciale Parigi 2 – Editoriale- Strage a Parigi: perché?

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9-foto bandiera francesce con lutto
Parigi, 13 novembre 2015…per non dimenticare

Silenzio. Paura. Rabbia. Tristezza. Dolore. E tanti perché? Tante domande alle quali ciascuno di noi, con le proprie idee, con i propri sentimenti, con il proprio vissuto cerca di dare delle risposte.
Perché è stata scelta ancora una volta la Francia? Perché ancora a Parigi? Perché una grande città europea, con una ferita già aperta, è stata nuovamente colpita?

La nostra testata giornalistica si occupa prevalentemente di sport e lavoro. Nella consapevolezza che l’uno sia in grado di formare, fin da piccoli, ad affrontare le difficoltà sempre maggiori della vita. Dal momento in cui ci si confronta con le sfide crescenti nell’ambito scolastico e, più tardi, con quelle del lavoro. Nella consapevolezza, che solo la conoscenza della storia del nostro Paese, del passato, delle tradizioni, della cultura, ma anche dell’altro (che non è poi molto diverso da noi) possono aiutarci a crescere meglio. A essere pronti a qualunque difficoltà. Perché è proprio la conoscenza che sconfigge l’odio, sconfigge il fanatismo, sconfigge qualunque forma di sopruso, di sopraffazione, di egoismo, di prepotenza.

Non è un caso che la strategia del presunto stato islamico sia quella di colpire, prima di tutto, la cultura, la nostra storia, il nostro passato. Quanto fatto a Palmira è un esempio evidente. Dove neanche i califfi dell’antichità avevano osato tanto, quelli di oggi si ergono a dei, ritenendo di poter decidere della vita delle persone, di annientare quelle testimonianze che oggi aiuterebbero tanti giovani a capire il presente. Alimentando così una formazione negazionista e distruttrice di qualunque valore.

Solo annientando la conoscenza si riuscirà a diffondere l’odio. Solo colpendo la cultura, si trasformeranno delle azioni terroristiche in guerra di religione. Solo ferendo o uccidendo i giovani nei loro luoghi di ritrovo, di incontro, di gioia, di divertimento si riuscirà a colpire il cuore di quello che oggi, dopo tanti secoli, si è riusciti a conquistare: la libertà, l’uguaglianza, la fratellanza.

Sì, proprio quei tre valori sui quali la rivoluzione francese ha segnato uno spartiacque nella conquista dei diritti, nel riscatto personale, delle comunità, dei popoli. Ed è proprio qui che i terroristi del proclamato stato islamico vogliono colpire.

Le lacrime dei primi momenti, lo sgomento per quanto accaduto stanno, giorno dopo giorno, lasciando spazio alla rabbia, da una parte, ma anche alla consapevolezza che nessuno deve e può decidere della nostra libertà.

Un pensiero di tutta la redazione e dell’editore vanno alle famiglie delle vittime, ai feriti del tragico attentato. Il ricordo di quelle persone, di quei volti, le loro storie fatte di tanta fatica, di tanti sforzi, di tante difficoltà, ma anche di gioie e di sorrisi rimarranno impressi nella mente di ciascuno di noi. C’è una nuova guerra, non c’è dubbio. E ci sono nuovi Caduti.

Non potremo dimenticare il 13 novembre. Come non vogliamo dimenticare le centinaia di migliaia di persone che ogni giorno vivono nel terrore, privati di ogni libertà. Uomini, donne e bambini che non possono scappare, che non hanno un futuro se non di morte.

Claudio Stropeni