Sport & Work n.60- Etica tom tom: i luoghi della politica..i luoghi della democrazia

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Quante volte abbiamo sentito e ripetuto queste parole, pensando che veramente i luoghi della politica fossero quelli della democrazia.

Ebbene credo che le vicende che ci coinvolgono emotivamente, politicamente e razionalmente necessitino di una riflessione per comprendere dove ci situiamo. Abbiamo bisogno di realizzare da che parte stiamo e quanto siamo se non colpevoli, almeno implicati in maniera negativa in questa attuale dicotomia che ci fa vedere espressamente che i luoghi della politica non sono e non possono essere assolutamente ritenuti i luoghi della democrazia.

Ma prima di procedere vorrei chiarire il percorso che vorrei fare in termini etici, vale a dire in funzione della ricerca del bene comune che sia la politica sia la democrazia dovrebbero garantire con la loro espressione.

Intanto diciamo subito che l’etica, quella vera, pur non essendo apprezzata da nessuno se non a parole, trova la sua massima espressione nella politica. E poi la politica, che configura l’aspetto più edificante dell’attività umana, quale espressione di antropologia sociale propria dell’essere umano, trova il suo compimento naturale nell’esercizio della democrazia.

Ma etica, politica, democrazia, che significato hanno al giorno d’oggi dove l’unico elemento importante della nostra vita è divenuto il successo economico? l’apprezzamento mediatico, il fanatismo politico? Non voglio entrare né in luoghi comuni né tantomeno voglio entrare nel merito delle situazioni perché sono troppe ormai a qualsiasi livello, dalla politica, all’economia, alla società, all’imprenditoria, in un intreccio così ingarbugliato di interessi che proprio dall’ultimo episodio di Mafia capitale che ha portato al processo iniziato il 5 novembre scorso, ci fa capire che il luogo della politica e quello della democrazia si integrano in un luogo dove mafia, malaffare, corruzione e malversazioni varie trovano il proprio ambiente più consono.

La Politica
Per avere comunque una corretta visione della realtà che ci implica e per attivare un più approfondito senso critico, andiamo a ricercare il significato profondo delle tre parole iniziando con politica. La politica è la capacità umana di mettere al servizio della comunità i propri talenti, le proprie capacità, skill e attitudini. La politica è l’agorà del pensiero antropologico, dove si cimentano gli esseri umani con maggior spessore di umanità, con maggior contenuto di dignità.

La politica è l’espressione del volto umano che si fa servizio per un fine di nobiltà di cui solo gli uomini possono essere portatori. Uno stile di vita ed una integrità di comportamento che danno vita e risalto alla dote più ricca che l’uomo possa esprimere nella sua realtà: la dimensione della propria umanità.

Ma questa dimensione è fatta di principi e valori autentici che l’essere umano non è soltanto chiamato a vivere, ma anche e soprattutto a testimoniare e comunicare nella loro solenne bellezza. Alla base di questa dimensione ci sono principi di lealtà, di trasparenza, di agonismo tutti tesi al risultato, cioè al raggiungimento del meglio..del meglio, potremmo dire!

I luoghi della Politica
Allora se inquadriamo la politica nella sua giusta cornice capiamo subito quali siano i luoghi autentici della politica: sono quelli in cui l’uomo esprime la propria capacità di concorrere per il raggiungimento di quegli ideali di vittoria contro gli ostacoli materiali ed immateriali che si oppongono al raggiungimento della pienezza della propria personalità umana, unica ed irripetibile.

Ma come si rende possibile ciò? Quando vediamo che la politica dipende innanzitutto dalla cultura, espressa dalle famiglie, dall’istruzione, dall’educazione nonché dall’apertura mentale del contesto socio-ambientale che deve convergere non solo filosoficamente, ma anche sociologicamente verso il bene comune?

Ma come possiamo configurarci mentalmente questo concetto quando la vita quotidiana ci mette di fronte ad una realtà invivibile formata da un traffico urbano bloccato dagli ingorghi, e non solo nelle città dei paesi sviluppati, ma ancor più in quelle dell’estremo oriente, dell’ Africa, e dell’America latina; una realtà dove si respira un’atmosfera sempre più inquinata, ma dove, per contro, esiste una politica sociale, sanitaria, educativa, culturale e ambientale sempre più evanescente e in abbandono; una realtà in cui il divario tra ricchi e poveri, dimostrato dall’indice di Gini, è sempre più galoppante; una realtà dove merci e derrate alimentari e persino l’acqua, percorrono assurdi viaggi da un continente all’altro.

Non parliamo poi della disoccupazione che cresce in proporzione inversa al progresso tecnologico facendo sì che milioni di giovani alla fine dei loro studi non trovando lavoro divengano NEET (Not Engaged in Education, Employment or Training) affogando nella depressione o divenendo facile preda della violenza e dello sballo.

Una realtà in cui i diversi governi, in assenza di modelli a cui conformarsi o su cui impostare le proprie politiche socio-economiche, non sapendo come mantenere il potere, si attaccano a discorsi demenziali di sviluppo basato solo su partite di giro e non su visioni concrete in termini di sviluppo sostenibile, equo e durevole, facendo gli interessi di lobby sempre più massonicamente raggruppate, quando non mafiosamente strutturate.

L’attuale società, frutto ad un tempo, del conflitto tra capitalismo di sottrazione tutto focalizzato sull’economicismo, sul produttivismo, sul possesso, accumulo e consumo insensato di beni superflui, e l’economia collettivistica che rivendicando l’eguaglianza e l’autonomia dell’individuo, faceva della lotta di classe una insensata bandiera sotto la quale coercire e restringere le libertà degli uomini, stenta a trovare il suo luogo della politica.

Le Classi
Il luogo della politica come diceva Gian Antonio Gilli nel suo libro “Come si fa ricerca” sono le classi perché “l’appartenenza di classe influenza pressoché ogni aspetto del comportamento degli individui, e ogni momento della loro vita.”

A riprova di ciò mette poi in evidenza come la classe sociale incida sulla persona e quindi sulla sua antropologia personale e sociale, perché egli imputa alla classe sociale di appartenenza: le probabilità di sopravvivenza dalla nascita; le probabilità di conseguire il massimo dell’istruzione formale; le capacità di porsi nei contesti dialettici parlando con proprietà di concetti e completezza di esposizione su ogni argomento; fa dipendere inoltre anche il tipo di lavoro che “si sceglie”; il reddito; il livello e lo stile di vita; il comportamento sessuale, religioso, politico; fa originare ancora la probabilità di contrarre determinate malattie, di essere rinchiusi in carceri o manicomi ecc.

Ecco perché il luogo della politica si instaura nelle classi determinandone il livello di forza e dividendole in classi dominanti o in classi subalterne e rendendo quest’ultime ovviamente sfavorite rispetto alle prime.

I Movimenti
Un altro luogo della politica è rappresentato dai movimenti, che negli ultimi cinquant’anni hanno caratterizzato il cambiamento della nostra visione socio-politica rivoluzionando valori che sembravano scolpiti dal tempo e dalla tradizione.

Movimenti che hanno portato il rifiuto della tradizione, la volontà di sottrarsi all’omologazione globalizzata, la volontà di guardare il mondo con altri occhi che non quelli del capitalismo o del marxismo, la voglia di riscoprire la spiritualità dell’essere umano, ma anche uno stile di vita precario, una istanza religiosa ad un tempo eclettica e fondamentalista, la sostituzione del linguaggio puro con uno imbastardito e immaginario; l’invenzione di un’ arte ed una musica fuori dagli schemi unitamente alla formulazione di nuovi messaggi sulla libertà sessuale e personale, sull’amore e la fratellanza universale, sulla pace, sulla mitezza e sulla tolleranza nonché su una rinnovata capacità di indignazione.

Grazie a queste nuove categorie di pensiero, senza entrare nel merito della loro bontà, si è introdotta una maggiore libertà di manifestare; maggiore libertà sessuale non solo per il cosiddetto gender, ma anche per le coppie di fatto, per le famiglie allargate; la tolleranza ha portato un maggior rispetto della diversità religiosa.

Grazie ai movimenti si sono introdotti concetti più ampi di cooperazione, di medicina alternativa, di salvaguardia ambientale, di cucina vegetariana, vegana o etnica, come dimostrato nell’ultimo EXPO di Milano; sono stati introdotti nuovi modelli di cura personale, di libertà di abbigliamento e di libertà di movimento che permette raduni sempre più internazionalizzati e festival globali.

I movimenti che sono sempre stati luoghi determinanti della politica anche se apportatori di cambiamenti conflittuali e non sempre da tutti condivisi, hanno comunque avuto anche un loro antenato, certamente fortemente agonistico, ma mai conflittuale e sempre portatore di ideali universalmente riconosciuti non solo sani, ma anche umanamente edificanti. Forse il più antico e titolato del mondo rappresentato dal movimento sportivo e concretizzato in maniera eccelsa nelle manifestazioni olimpiche.

Il Movimento Sportivo
Ma allora se il concetto è chiaro capiamo subito che il primo dei luoghi dove si fa politica è lo sport! Sembrerebbe un controsenso, ma ad una analisi un pochino più fine, risalta subito come nello sport si faccia politica, ma si badi bene, la politica con la P maiuscola da non confondere con il bieco interesse della sfera partitica o del settarismo ideologico.

Perché dico questo? Perché sono convinto che se c’è un luogo dove si esprime la capacità politica dell’uomo è lo sport. Non per niente quando si segue una squadra di calcio, tanto per fare un esempio, si fa attenzione a tutta la serie di principi di antropologia sociale che ne determina le capacità, il gioco, l’affiatamento, il sacrifico, la lealtà, la ricerca del risultato, la nobiltà dell’agonismo.

Ecco queste sono tutte cose che hanno una forte connotazione politica. Hanno quell’impatto ad un tempo emotivo e razionale di trascinamento, di ammaliamento spirituale che nella tensione al risultato non lascia tempo a distrazioni.

Un impatto che coinvolge non solo i giocatori in campo, ma anche gli spettatori, che siano presenti allo stadio o che siano davanti ad un televisore, l’impatto è sempre lo stesso, capace di sprigionare quell’entusiasmo creativo su cui si fonda la vittoria dell’uomo contro le sue avversità.

A questo punto però vorrei anche sottolineare che cosa intendo per avversità, e non certo l’avversario, o meglio il contendente; per avversità intendo l’incapacità di esprimere al meglio le proprie capacità, la necessità di sentirsi considerato il migliore, la capacità di trovare nella propria sfera di umanità quale dimensione divina della perfezione.

Un’illusione che porta l’uomo a trasformare se stesso raggiungendo picchi altissimi di essenzialità umana. Ma questo avviene non soltanto nelle gare sportive di squadra, come il calcio, la pallavolo, il basket, il rugby ecc., ma anche negli sport individuali come il tennis, la box, il fioretto ed altre specialità individuali, perché la gara non avviene e non deve avvenire contro l’avversario o il contendente, la gara deve avvenire con se stessi, la precisione delle azioni, dei colpi, delle giocate, non viene mai fatto per diminuire la forza, la potenza o l’abilità dell’altro, bensì per dimostrare a se stessi quanto si è in grado di far capire all’altro dov’è la perfezione dello stile, dov’è la bellezza del gioco, dov’è lo splendore della vittoria! In questo senso ritengo che il luogo primo della politica sia proprio lo sport e con ciò, anche il luogo della democrazia per antonomasia.

Infatti in uno sport che sia di squadra o individuale vige sempre una eguaglianza, vige sempre una finalità sociale, vige sempre una rappresentanza, vige sempre una libertà e soprattutto come sinonimo di democrazia, vige la regola della partecipazione, della non esclusione dell’integrazione.

Fatte queste considerazioni, però andiamo a verificare come invece questo luogo della politica e della democrazia, sia divenuto per certi versi il luogo della prevaricazione, della corruzione del malaffare della violenza.

Non sto a raccontare episodi che possono andare dalla testata famosa di Zidane, all’attuale spinta di Valentino, per cui al posto di tutti i valori che abbiamo ricordato la politica diventa partitica e la democrazia diventa dittatura.

Partitica intesa come affermazione dei propri interessi a discapito di qualsiasi altro obiettivo.

La Rete: il Twit-tatore
Inquadrato l’argomento non appare difficile fare il salto di paradigma e cercare i luoghi della politica nelle aggregazioni territoriali, nelle competizioni elettorali, nelle sfide ideali che siano di destra o di sinistra o di centro, non importa, ciascuno cerca di portare l’acqua al proprio mulino.

Si stabiliscono regole si creano strutture, si fanno comizi, si creano confronti e tutti rivolti alla ricerca del cosiddetto consenso politico. Il luogo del consenso allora diviene la piazza, l’aula consiliare, il parlamento, ma in termini mediatici questi luoghi della politica possono divenire anche virtuali come i social network con i vari face-book, whatsapp e twitter .

Ed ecco che il luogo della politica diviene anche il talk-show, la tribuna politica, lo spettacolo di ricorrenza, il tempo del telegiornale. Ma il luogo della politica trasforma anche colui che la pratica facendolo divenire una star televisiva, un amico di face-book o peggio ancora un “Twit-tatore” come qualcuno definisce il nostro massimo rappresentante di governo in una sorta di neologismo che unisce in se il carattere della superficialità dello strumento, alla perniciosità del sistema politico, o meglio partitico attuato. Ma non finisce qui.

I partiti
I luoghi della politica, quando divengono “luoghi della partitica” il buon Alexis de Tocqueville nel suo libro la Democrazia in America (pag. 187-188) aveva già capito che “I partiti sono un male inerente ai governi liberi, ma non hanno in tutti i tempi lo stesso carattere e gli stessi istinti…” e continua dicendo in proposito “[…] Vi sono epoche in cui le nazioni sono tormentate da mali così grandi che si pensa ad un cambiamento totale della loro costituzione politica. ..[..]E’ il tempo delle grandi rivoluzioni e dei grandi partiti. ..[…]..Vi sono dunque epoche in cui i cambiamenti che si operano nella costituzione politica e nello stato sociale dei popoli sono lenti e insensibili….[….] E’ il tempo degli intrighi e dei piccoli partiti.

Io chiamo grandi partiti politici quelli che badano più ai principi che alle conseguenze, alle generalità più che ai casi particolari, alle idee più che agli uomini.

Questi partiti hanno in genere lineamenti nobili, passioni più generose, convinzioni più salde e procedimenti più franchi e arditi degli altri. L’interesse particolare che ha pur sempre la sua parte nelle passioni politiche, è in essi più abitualmente nascosto sotto il velo dell’interesse pubblico e talvolta riesce anche a celarsi alla vista di quelli stessi che agiscono sotto la sua spinta.

I piccoli partiti, al contrario, sono in generale senza vera fede politica: non essendo sostenuti da grandi obiettivi, hanno un carattere egoistico che si manifesta in ogni loro azione: si entusiasmano a freddo, sono violenti nel linguaggio, timidi e incerti nell’azione; impiegano mezzi puerili come gli scopi che si propongono.

Per questa ragione, quando un tempo di calma succede a una rivoluzione violenta, sembra che i grandi uomini scompaiano ad un tratto e che le anime si rinchiudano in se stesse. I grandi partiti rovesciano la società, i piccoli l’agitano; gli uni la ravvivano, gli altri la depravano; i primi talvolta la salvano scuotendola fortemente, mentre i secondi la turbano sempre senza profitto.”

Come è attuale questo scritto. Ma andando avanti possiamo constatare che i luoghi della politica sono diventati i tribunali, basterebbe fare un nome per tutti, oppure ancora peggio, come è accaduto in questi giorni ai componenti della giunta capitolina, il luogo della politica diventa lo studio di un notaio che ne raccoglie le dimissioni, oppure peggio ancora la sede di un partito che minaccia la “non rielezione”.

Chissà che cosa dobbiamo pensare dei cambiamenti costituzionali in fieri nel nostro Paese e di che cosa avverrà del principio di divieto di mandato imperativo.

I luoghi della Democrazia
Dopo l’excursus sui luoghi della politica, andiamo a verificare quali sono i luoghi della democrazia.

Una volta come dicevo era la piazza, era l’urna elettorale, era l’impianto della nostra costituzione, nei suoi caratteri di democrazia rappresentativa incastonata in un bicameralismo perfetto ed in una tripartizione dei poteri trasparente, equilibrata e soprattutto integrata da una figura che possiamo dire di “futuristica incompresa sostanza” come quella del Presidente della Repubblica che pur essendo un rappresentante perfetto della tripartizione, ne raduna in sé l’unità, senza responsabilità politica.

Ora come possiamo pensare i luoghi della democrazia? Vale a dire i luoghi della partecipazione libera e volontaria alla costruzione del bene comune? La piazza non c’è più, se non per i “grillini” strumentalizzati dal loro capo carismatico che si appropria di reconditi benefici derivanti da una piazza più attuale e condizionante come la rete, come il blog, come i social network.

Non ci sono più comizi e quando il popolo si raduna nella strada o nella piazza di solito lo fa perché attirato da qualche concerto. La piazza invece dovrebbe essere il luogo primario della democrazia in quanto per andare in strada o in piazza non si ha bisogno né di credenziali, né di competenze specifiche o strumentali: in piazza si sta e basta.

Ecco perché Giorgio Gaber cantava “C’è solo la strada su cui puoi contare la strada è l’unica salvezza c’è solo la voglia e il bisogno di uscire di esporsi nella strada e nella piazza perché il giudizio universale non passa per le case le case dove noi ci nascondiamo bisogna ritornare nella strada nella strada per conoscere chi siamo.”

Le Istituzioni
Allora quali sono i luoghi della democrazia? Oltre a quelli astratti della politica, i luoghi della democrazia sono le istituzioni con le loro strutture e con i loro spazi, i luoghi della democrazia sarebbero anche le aule consiliari dei Comuni o le Aule del Parlamento, ma questi luoghi purtroppo dimostrano sempre più di non essere apprezzati dai detentori della “poltrona” perché sono state deprivate dei loro fondamenti ideali ed allora la democrazia scade a dittatura della maggioranza, quella contro cui si scagliava De Tocqueville nel libro citato.

Questa dittatura che si basa da un lato sull’ignoranza da parte di coloro che sono in posti di governo, della dignità e del rispetto dei luoghi della democrazia, dall’altro come nel caso del Sindaco Ignazio Marino, dell’ignoranza politica, di governo e soprattutto di essere lui il tenutario di un luogo secolare della democrazia come è quello del Campidoglio.

L’ignoranza di Ignazio Marino
La sua colpa è perciò l’ignoranza, non solo amministrativa, ma soprattutto politica, di lasciarsi imporre di governare la sua città, i suoi elettori, “sotto schiaffo” di chi avrebbe dovuto sostenerlo e non con assessori suoi diretti delegati, ma con “portaborse” pur se tecnici “soidisant” qualificati, imposti però, da un segretario di partito che ha dimostrato sinora di non riconoscere e rispettare né i luoghi della politica e né tantomeno quelli della democrazia, imponendosi nei contesti nazionali e locali, senza base elettiva, con la protervia del dittatore che vuole “tutto e subito” a suon di twitter.

L’oscurantismo renziano
E ancor peggio di aver traghettato il ventennio berlusconiano in un “oscurantismo” renziano dove si confondono le idee spacciando per ripresa, semplici numeri statistici del PIL, dovuti alla favorevole inversione di tendenza del prezzo del petrolio e del cambio dell’euro.

Spacciando per aumento dell’occupazione, contratti sostitutivi promossi dall’improbabile Jobs Act che fanno solo la gioia di cooperative e imprese che licenziano e poi riassumono per ottenere il bonus di 8 mila euro.

Spacciando per lavoro a tempo indeterminato e quindi sicuro, quello basato su una norma che permette di licenziare sempre e comunque, potendo addurre motivi discrezionali.

Spacciando gli 80 euro in busta paga come ulteriore possibilità per gli stipendi più bassi, facendo in realtà una partita di giro, reperita tagliando le pensioni.

Spacciando come legge da introdurre quello che il Presidente dell’INPS, da lui designato, discrezionalmente pensa e dice, senza alcun consenso o base legislativa.

Spacciando l’abolizione dell’IMU per una misura di politica economica invece che di un incentivo alla sua rielezione;

spacciando una spending review in deficit per una manovra di sostegno che nasconde aumenti automatici di imposte derivanti da clausole salvaguardia nel prossimo futuro.

Spacciando le leggi sul gioco “d’azzardo” e i relativi abbuoni fiscali, come aiuto per il Paese.

Spacciando la revisione della costituzione per un passo avanti nella democrazia del nostro Paese…..e spacciando la sua presenza, mediatica, a qualche gara sportiva…..come preoccupazione per lo Sport, senza però prendere alcuna misura per la promozione e l’educazione sportiva in nessun ambiente istituzionale.

E come se non bastasse, tutto a colpi di fiducia e…. per giunta, a conclusione discorso con la giunta del Sindaco Ignazio Marino, anche con la minaccia di non rieleggere i consiglieri capitolini del PD che non si fossero dimessi.

Non c’è che dire……è un modo di onorare sia i luoghi della politica che quelli della democrazia….in maniera veramente singolare!

Avendo preso troppo tempo non posso approfondire il termine etico nella politica, ma per chi fosse interessato, rimando alla lettura del post che scrissi il 22/12/2012 sul programma dell’attuale presidente del Consiglio, in cui mi permettevo di sottolineare il significato e l’importanza dell’etica nella politica: http://agenda-etica.blogspot.it/2012/11/il-programma-di-matteo-renzi-e-letica.html ed il post dell’11/10/2013 http://agenda-etica.blogspot.it/2013/10/che-significa-letica-nella-politica.html .

Romeo Ciminello

Romeo Ciminello, nato a Roma il 5/4/52, Laurea in Scienze politiche (1978); Specializzazione in Commercio Estero e Marketing internazionale (1981); specializzazione in cambi (1981); specializzazione in Discipline Bancarie (1985); attestato di Mediatore civile (2011); docente di Etica e Sviluppo nella Facoltà di Economia e Sviluppo dell’Università Cattolica del Congo Kinshasa (www.ucc.cd ); docente di Finanza d’Impresa presso l’Università di Trieste –Gorizia Campus, ( dal 1991 al 2005); docente di economia dello sviluppo presso la Facoltà di Scienze sociali della Pontificia Università Gregoriana di Roma (1994-2012); ha insegnato anche presso l’Università di Cassino e di Salerno; Quadro direttivo presso Banco di Roma – Unicredit (1976-2012); è Presidente del Comitato di promozione etica onlus (www.certificazionetica.org ) è Direttore scientifico presso la Società 4metx srl (www.4metx.it ) ; è Membro del Collegio dei probiviri della Konsumer Italia (www.konsumer.it ) è Autore di diverse pubblicazioni tra cui Etica Finanza e mercati (Tipar Ed.1999); Il significato cristiano del lavoro (Tipar Ed.2006); Il significato cristiano della Responsabilità Sociale dell’Impresa (Tipar ed. 2008); autore del blog etico Agenda-etica (www.agenda-etica.blogspot.com ); promotore di diversi convegni su tematiche di etica-socio-politico-economica e autore di diversi articoli su stampa specializzata.