Scuola: lente d’ingrandimento sulle gite scolastiche

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Cosa sta succedendo agli studenti che vanno fuori di casa per pochi giorni in occasione di gite scolastiche?

Siamo tutti stravolti da questa seconda disgrazia, troppo simile alla prima per modalità e per identità di luogo, avvenuta a pochi mesi di distanza.

Tutte e due le tragedie riguardano due studenti, che forse non avevano nulla di simile nella loro vita e personalità , ma che all’apparenza erano compatibili per età e situazione scolastica.

Il primo episodio avvenne il 10 maggio 2015, nell’Hotel Da Vinci, alla periferia di Milano e a perdere la vita è stato un ragazzo di 19 anni, di Padova.

Il secondo episodio è avvenuto il 15 ottobre 2015, nell’Hotel Camplus Living Turro, sempre in una zona periferica di Milano ed è morto un ragazzo di 17 anni, di Cecina.

Erano entrambi in gita scolastica nel capoluogo lombardo, pur provenendo da due differenti città italiane, per visitare l’EXPO, dormivano in camera con altri compagni, che in tutti e due i casi dichiarano di non aver visto nulla: verso l’alba sono volati da due finestre dell’Hotel in cui erano ospiti con i loro compagni e professori …e non si sa perché sono morti.

Erano due ragazzi molto bravi a scuola e con interessi sportivi e con una fidanzata.

Ricordo la mia unica gita scolastica quando frequentavo le medie a Roma: una gita pomeridiana a Prima Porta a primavera su una collina con i prati verdi, su cui in tante ragazzine- bambine ci sedemmo a mangiarci panini con la mortadella. Mi pare che fossimo una sola classe, con due professori, la prof. di Lettere e il prof. di Disegno.

A quell’epoca nei giardinetti vicini alle scuole trovavamo gli “omini” che vendevano cartocci di olive dolci (a Roma le “olive dorci” che, storpiate con accento all’Alberto Sordi, il doppiatore di Ollio, diventavano“Arivedorci” ) e cartocci di fusaje o lupini….non certo cartine di droga come purtroppo ora succede.

Non vogliamo lodare il buon tempo antico, vogliamo solo capire cosa sta succedendo a ragazzi bravissimi, che a loro disposizione hanno sostanze stupefacenti nocive, che forse per curiosità potrebbero essere indotti ad usare o che, inconsapevolmente , potrebbero aver ingerito, mescolate – per uno scherzo delinquenziale- da qualcuno a bevande usuali e innocue.

Fra i vari commenti ho anche sentito che qualche genitore ha protestato contro gli insegnanti accompagnatori con frasi come:  “Se gli insegnanti non sono capaci di gestire gli studenti in gita, non dovrebbero prendersi quell’incarico”.
In effetti è sempre più difficile trovare gli insegnanti accompagnatori.

Umanamente dobbiamo purtroppo constatare l’impossibilità di controllare giorno e notte ciò che possono fare dei ragazzi di oggi. Proprio di notte, mentre erano in camera per il riposo notturno, sono esplosi questi due incredibili incidenti mortali.

Chi può dire quante notti “brave” e trasgressive abbiano disturbato altre gite scolastiche che avevano scopi culturali e anche il tentativo di far socializzare gli allievi, portandoli fuori dall’ambiente familiare?

Vengono naturalmente conosciute solo le gite rovinate da queste disgrazie clamorose!
Non possiamo dare la colpa ad un ‘istituzione, né alla famiglia, ci rimane il generico giudizio che “la colpa è della società, del mondo in cui viviamo”, restando così sospesi, angosciati, perché questo mondo lo abbiamo fatto anche noi, con il nostro modo di dare un senso alle azioni e ai sogni di ogni giorno: noi, UNO PER UNO

Luciana Brusa

Luciana Brusa, vive tra Milano e Casole d’Elsa ( Si ). Ha pubblicato studi filologici inerenti alle materie letterarie che insegnava; poesie, articoli su giornali in occasione di interviste a personaggi della cultura che presentava agli allievi. Ha partecipato all’Antologia ” Per un archivio della Piccola memoria” edito dal Comune di Milano. Settore Biblioteche ( 2004 ). Ha pubblicato due romanzi: ” La Festa dell’UVA” ed. MEF Firenze ( 2005 ) e ” Scherza coi Fanti ” con prefazione di Andrea G. Pinketts. ed. Albatros Il Filo ( 2010 ). Dal 2013 collabora al giornale SportWork