Scuola: castighi si, castighi no, un problema di oggi

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Adolescenti a scuola e comportamenti da bulli, anche nei riguardi degli insegnanti.

Un problema di oggi, che i nostri nonni non avrebbero mai immaginato.
Notizie che ci turbano, che cozzano con l’idea di quella che immaginiamo debba essere la scuola dove ogni mattina mandiamo i nostri figli che, oltre ad apprendere nozioni, dovrebbero imparare a vivere con gli altri, a socializzare.

E invece ci vediamo spesso descrivere scene di torture psicologiche e fisiche da parte di prepotenti ragazzini ( maschi o femmine ) su qualche malcapitato, che non quaglia col gruppo dominatore e viene preso di mira per difetti fisici o per un’indole troppo tenera e sensibile.

Spesso per la vergogna della sua debolezza il ragazzo perseguitato non racconta nulla ai genitori, subisce le angherie e si sente addirittura in colpa per la sua passività.
Noi genitori pensiamo che tutti i problemi di convivenza fra allievi si possano risolvere con la persuasione vigile del maestro.

Diamo per scontato che l’insegnante sia autorevole.
Me lo immagino un attuale insegnante ( io lo sono stata molti anni fa …e non era un periodo facile ) che entra in classe e che vede ragazzi e ragazze che lo squadrano per cogliere il suo punto debole.

L’interrogativo “ castighi sì, castighi no” per l’educazione dei suoi allievi il vero MAESTRO non se lo dovrebbe nemmeno porre.

Se l’argomento è interessante, se l’insegnante sa captare l’ attenzione della scolaresca, se soprattutto la materia è importante ai fini della promozione, la lezione si svolge in genere in modo regolare.

E’ importante che chi sale in cattedra abbia chiaro come suddividere l’orario per tenere occupata la mente degli allievi, che si prepari le lezioni, che abbia passione per ciò che insegna, devo dire che un’ora di lezione ben fatta equivale ad un impegno totale della persona: dalla voce, dalla gestualità al saper porgere le nozioni in modo non monotono, ma coinvolgente.

Bisogna saper articolare l’ora, non pretendere che una spiegazione superi i venti minuti, dopo i quali l’attenzione decade, non sopravvive fisiologicamente, a meno di una svolta strategica, anche di metodo.
Sappiamo molto sui metodi di insegnamento, ma c’è qualcosa di tecnicamente inspiegabile: la passione.

Quell’elemento che fa luccicare gli occhi di chi insegna e di chi apprende, perchè nell’aula è entrato qualcosa di nuovo che non sia la nozione, nemmeno la tecnica: “una fede”.

Quegli occhi vivi ti comunicano: << Ci credo a ciò che dico, la mia vita è improntata a questa verità che ti voglio tramandare per il tuo bene…>> Ridotto all’osso questo è il segreto di chi insegna sul serio…

Questo Maestro renderà semplice la materia da apprendere, farà a meno di circonvoluzioni e di retorica e raggiungerà lo scopo di incuriosire e di divertire – nel senso più nobile della parola – le menti dei suoi allievi.

Sappiamo bene che anche il più sapiente professore può non saper insegnare ciò che sa, se non lo sa comunicare.
Questi piani didattici, ottimistici, semplici sulla carta, possono diventare inattuabili in un ambiente ostile, mal predisposto, se scendiamo alle realtà quotidiane fatte di malavoglia, di mancanza di fiducia e di rispetto dei ragazzi verso gli insegnanti. Come rimedi estremi ricordiamo che all’epoca dei nostri Nonni esistevano i castighi, bacchettate sulle mani ( orrore! ), espulsione dalla classe ( Vai fuori della porta ! ) , sospensione dalle lezioni…e, se rivisitassimo all’indietro del tempo certi collegi retti da monache terribili e spietate, rivedessimo torture come far stare in ginocchio sui fagioli secchi o saltare la cena …potremmo rabbrividire, specialmente se il collegio era gratuito per povere orfanelle o bambine abbandonate, frutto del peccato di qualche servetta disperata.

Non dico questo per far venire a chi legge delle lacrime facili.

Li conosciamo i castighi che anche in famiglia si davano ai figli due o tre generazioni or sono.
Se un insegnante ti aveva dato un brutto voto, prendevi ancora le botte dai genitori, magari per i maschi c’era il rito delle cinghiate date dal padre.

Adesso …se il figlio si comporta male o sbaglia un tema e logicamente prende un brutto voto, capita che o mamma o papà vadano imbestialiti dall’insegnante e magari finiscano per prendere a botte l’educatore… Certo sono casi rari per fortuna, ma l’atteggiamento di ostilità verso il ” prof.” e la “protezione del pupo” è comune.

Nei casi meno drammatici il genitore si schiera  purtuttavia dalla parte del figlio, anche se somaro e giocherellone.
<< E’ ancora solo un bambino! >> obietta la madre afflitta, additando di sotto in su “ il SUO BABY di un metro e ottanta”.

Il sedicenne” dinoccolato e imbarazzato, che non sa ancora dove mettere tutta quell’altezza e quella carica ormonica e perciò si sfoga a tirar pedate sotto il banco al compagno mingherlino e non ha voglia di aprire i testi scolastici.

Sembra suggerire in sua difesa: << Vorrebbe non essere un bambino, vorrebbe essere rassicurato sulle sua capacità – perchè qualcosa la sa fare lo spilungone, a volte gioca a calcio, fa qualche sport, oppure più spesso fa meraviglie con i giochini che lo immergono in un mondo irreale : Fifa, Pes, Gta, Assassin’s Creed, Call of Duty, Grand Theft Auto alla playstation; Clash of Clam, Candy Crash su tablet; Minicraft per pc;Angry birds su tutto…ma questi sono pochi esempi perchè i giochi sono innumerevoli….>>

Non cambia molto se, invece di un maschio, l’adolescente è femmina, il problema è analogo.
In alcune scuole fortunate a questo punto spunta la figura dello psicologo che con frasi adatte e analisi specifiche sentenzia ridotta all’osso la formula risolutiva del dialogo genitori- figli.
“ Parlagli.”….. o…” Parlale.”

Capito? Il DIALOGO …Il famoso dialogo che risolve tutto! Cosa di più ovvio, di più semplice che aprirsi, confidarsi fra figli e genitori?

La confidenza con i figli è una strada sdrucciolevole; dite la verità: << Ma quando mai avete raccontato le vostre vere esperienze di vita ai vostri figli? >>
Personalmente credo che siano sempre filtrate da un correttore invisibile, che vi fornisce gli argomenti comunicabili da quelli vietati ai minori e che comunque fanno parte della sfera personale, che non riveliamo totalmente nemmeno a noi stessi.

E allora usiamo i castighi! Questa è forse la sola ragionevole soluzione: non saranno castighi estremi, bisognerà studiarli, non so: togliere il cellulare per due o tre giorni, non dare la paghetta una settimana, non far vedere una trasmissione televisiva per una o due serate…

AIUTATEMI a pensare a castighi possibili e utili!
Aspetto un elenco soddisfacente, articolato, utile.

Ma per favore…prima di metterli in pratica… vi consiglio di leggere attentamente le ultime sentenze che hanno condannato genitori che hanno schiaffeggiato o punito in modo severo i propri figli recalcitranti…perchè questi nostri cari ragazzi magari non studiano, perdono tempo con giochini colorati sulle playstation, ma si leggono e mandano a memoria le norme della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, datata 20 novembre 1989, che giustamente regola come ci si deve comportare in questa delicatissima questione.
Luciana Brusa


Luciana Brusa
, vive tra Milano e Casole d’Elsa ( Si ). Ha pubblicato studi filologici inerenti alle materie letterarie che insegnava; poesie, articoli su giornali in occasione di interviste a personaggi della cultura che presentava agli allievi. Ha partecipato all’Antologia ” Per un archivio della Piccola memoria” edito dal Comune di Milano. Settore Biblioteche ( 2004 ). Ha pubblicato due romanzi: ” La Festa dell’UVA” ed. MEF Firenze ( 2005 ) e ” Scherza coi Fanti ” con prefazione di Andrea G. Pinketts. ed. Albatros Il Filo ( 2010 ). Dal 2013 collabora al giornale SportWork

4 Comments

  1. Anna Marani ha detto:

    Insegnare è una vocazione, certo; d’altra parte il precariato dell’insegnamento (cioè in assenza di un vero riconoscimento professionale) non è utile a coltivare la passione dei bistrattati insegnanti di oggi, figuriamoci quella dei ragazzi.

    Poi c’è la questione dei genitori, da un lato agghiacciante, dall’altra ridicola.
    Sentite questa, frasca di settimana: sono venuta al corrente di un gruppo di genitori auto elettisi assaggiatori, che un’ora prima della pausa pranzo dei figlioli vanno alla mensa scolastica (una signora mensa, per dirla tutta) a testare il gusto dei cibi.
    No, non si parla di definire i menu per chi fosse eventualmente allergico o intollerante a questo e quello, si parla proprio di gusto. Peraltro, in questo caso, personale: aggiustano di sale, più o meno). Genitori con poco da fare e meno da pensare, che potrebbero cucinare ai figlioli invece di mandarli al doposcuola per essere liberi di andare al tennis o al burraco.
    Che figli mette al mondo, della gente così, all’apparenza iper-premurosa ma tanto assente nel quotidiano? Di che può parlare con i suoi ragazzi, se non coglie l’opportunità di trascorrerci del tempo insieme e di instaurare un dialogo?

    Pazienza i genitori lavoratori, quelli è evidente che non possono far più di quel che fanno. E si sbattono anche tanto, poveri, in questo Paese qui. Qui, dove se fai un figlio poi ti tocca arrangiarti tra asili pochissimi e carissimi, tate, nonni se hai la benedizione che ci siano e siano già pensionati. Sì, perché qua i figli ti tocca farli a quarant’anni perché i tuoi genitori di cent’anni hanno lavorato fino a due mesi prima che entrassi in sala parto. Poi ci sono i permessi da estorcere se il figlio si ammala, le grane sul lavoro… In Italia un figlio non è un valore aggiunto di cui tutti dovrebbero sentirsi omaggiati, è qualcosa che, se lo vuoi, poi sono fatti tuoi.

    E in tutto questo gran caos, tra tutti questi nonsense, poi è logico che i figlioli siano quelli che sono. Viziati, sì, ma di oggetti materiali. Bulli, sì, ma chissà cos’avrebbero da raccontare. Che vengono trascurati in famiglia, per esempio, chiaramente dal punto di vista umano (d’altronde, se i valori non passano, o le famiglie non ne hanno oppure non sono capaci di tramandarli). E vittime, senz’altro, a cui però viene insegnato a subire da genitori altrettanto costretti a sacrifici costanti.

    Io ero una bimbetta piccola, la più bassa della classe fin dalla prima elementare, una che torturarla era una festa per i bulli nel raggio di tutto il cortile scolastico. I miei, stra-pacifisti, se mi lagnavo di qualche angheria subita mi dicevano di sopportare, di non venire alle mani, di cercare di risolvere col dialogo, casomai di chiedere aiuto alla maestra.
    Poi avevo una gran dritta di zia che mi badava in assenza dei miei. Aveva vissuto tutte e due le guerre, era la mia unica confidente in famiglia (più che altro era l’unica che mi ascoltava come avrebbe ascoltato un’adulta e si sforzava di capirmi) e un giorno mi disse: “Ohi, Scimmia” (lei mi chiamava Scimmia, non sono mai stata sicura che fosse un complimento, ma era molto affettuosa con me), “Ohi, Scimmia, se poi esagerano gonfiali e ricordati che l’unione fa la forza. Se qualche altro compagnetto è nelle tue stesse condizioni, mettetevi tutti insieme, circondateli e dategli una lezione, ai bulli”. Oh, se l’abbiamo fatto! Oh, se ha funzionato! La maestra non l’ha mai saputo, i genitori dei bulli nemmeno (avevamo promesso di suonargliene molto più forte, in quel caso) e io mi gaso ancora, a quarant’anni di distanza, quando lo racconto.

    Ho un po’ perso il bandolo della matassa (è colpa di Luciana, è lei che mi appassiona e io, poi, mi lascio trasportare!) e non so se in tutto questo ci sia una “morale della favola”, ma credo che ci siano ottimi insegnanti bistrattati dal sistema e dai genitori, potenziali ottimi genitori incastrati dal sistema e pessimi genitori che dovrebbero frequentare di più cinema e teatri e fare meno figli di cui non hanno poi voglia di occuparsi. Tra tutti i mestieri, quello dell’insegnante e quello del genitore sono probabilmente i più difficili.

    1. Luciana Brusa ha detto:

      E’ un ARTICOLO SPECIALE la tua risposta , una discussione utilissima che mi auguro venga letta ancor più attentamente del mio articolo perchè apri scenari attuali e poni interrogativi che fanno pensare, eccome! Certo ‘sta storia dei Genitori Assaggiatori è incredibile! Sembra la trama di un film di Natale: chi scegli come interpreti? Di attori- macchiette ce ne sono!
      Grazie del tuo contributo , Anna Marani!

  2. Pucci strada ha detto:

    Ottimo come al solito quanto tu scrivi sulla gestione degli adolescenti. Ricordo, purtroppo, il mio professore di greco al Beccaria che non spiegava nulla, ma amava passeggiare tra le file dei banchi, parlandoci della sua famiglia..tutti intellettuali! Noi eravamo degli ignoranti senza speranza ecc ecc.. I compiti in classe riservavano un 5 alla più sveglia della classe, io stavo sul 3 (mediocre) la massa inqualificabile ..1 in pagella. Da grande mi è venuto qualche dubbio!!

    1. Luciana Brusa ha detto:

      Ma davvero, Pucci? Certo non era quello il modo di insegnare…Io ho avuto la fortuna di avere prof esigenti , ma che ci davano molto nelle spiegazioni specialmente nelle materie letterarie ( ho fatto il Liceo classico e quindi erano fondamentali ) La prof di fisica invece non aveva voglia di spiegare nulla e bisognava imparare quasi tutto a memoria…
      Grazie del tuo commento! Luciana

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