I 5 minuti di Cortopugliese – Calzoncini corti

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Salve, questa è una storia triste, perciò ve ne racconto un po’.

Ieri abbiamo avuto ospiti a cena. Sì, è vero, ho mangiato senza ritegno. Dopo, però, abbiamo visto i filmini. Non quelli porno, naturalmente, perché dopo una cena abbondante sono forse indigesti, comunque dei film sono io l’appassionato, io riprendo di tutto, ho paura che la vita mi sfugga, e ne riprendo perciò ogni sequenza.

“Cosa vediamo?” Chiedono.

“Quel che volete -rispondo-: calzoncini corti, prime esperienze, i grandi viaggi, il matrimonio.”

Li convinco a rivedere “calzoncini corti”, è quello che preferisco, loro lo sanno, è per questo che li considero amici. Comunque, silenzio, la proiezione ha inizio.

“Da piccolo, ero molto buffo.”

Adesso non mi guardo più con la stessa attenzione, o con la stessa simpatia. I miei si ostinavano a non comprarmi dei veri pantaloni, dicevano che poi sembravo più grasso e più grande. Con gli occhiali e quegli odiosi pantaloncini faticavo, però, a trovare amici della mia età. Per questo mangiavo e ingrassavo. Poi mi diedi al teatro.

“Qui, sull’ampio terrazzo dell’edificio dei nonni , ho cominciato a recitare e a farmi conoscere. Non ero ancora Cortopugliese. Forse era il tempo del Tenente Sheridan : e perciò rappresentavamo dei gialli. Io li scrivevo e quindi interpretavo, quasi sempre, il protagonista: l’ispettore di polizia o il criminale furbo e imprendibile, come nelle immagini che state ora vedendo, non c’è l’audio ma sono lo stesso molto eloquenti.

Ma ecco, quella macchia rossa rotonda sulla mia fronte è vernice sparata da una pistola di plastica: troppo da vicino, maledizione, troppo da vicino!

Eppure, nelle prove, la colluttazione sembrava perfetta, credibile con quel rivolo di sangue alla Hollywood. Comunque curavamo le scene, creavamo gli ambienti, saccheggiavamo dalle cantine mobili vecchi.

Vedete che pubblico? Venivano tutti i bambini della zona. E guadagnavamo bene, ad occhio e croce un paio di aranciate a testa, anche tre quando c’erano le prime, che ovviamente costavan più care. Bei tempi!

Ecco, qui riprende lo spettacolo. E’ una scena corale, forse un po’ pasticciata: nella foga il tavolino della nonna rimase scheggiato. Non sapevo come dirglielo. Andammo perciò in delegazione e apprezzai molto la solidarietà di tutta la compagnia, ma fui l’unico a prenderle.

Qui invece sono all’ingresso della scuola: e, finalmente, ne esco coi pantaloni lunghi. Ma cosa ci fa questo bel primo piano? La riconosco. Quegli occhi dispettosi e vivaci li ricordo ancora.

Ma quella è un’altra storia, per ora taglio corto, ma la racconterò, parola di Cortopugliese.

 

Giambattista Rizzo

Giovambattista Rizzo  (alias Cortopugliese), professionista di successo, dedica i suoi romanzi ai suoi genitori che, tenendolo in vita, hanno dimostrato un notevole senso dell’umorismo.
Di umili origini (per giunta del Sud) e monogamo per infausto destino, ha condotto una vita tutta in salita, dovendo scegliere spesso tra suicidio e ironia. Ingegnere metodico, ha perseverato 40 anni nella scelta iniziale (l’ironia), scrivendo inediti molto apprezzati dal 100% dei suoi due lettori, finché di recente ha provato a conciliare l’attività a reddito con la sua vocazione primaria.
E il contrasto tra il professionista serioso e il Cortopugliese brillante ha giovato all’immagine di entrambi, portando nuovi clienti, interviste TV, pubblicazioni su Maxim e La Ribalta ed un programma su Stream TV a puntate, “I cinque minuti di Cortopugliese”, che ha scritto, diretto e interpretato, rivelando doti da performer espresse anche live, con Marisa Laurito.
Dalla sitcom e con quei personaggi, è nato il suo primo romanzo, Il Marito Virtuale (GMAC, 2010). Olimpo Web: una storia d’amore e d’ironia è il suo secondo romanzo.

I 5 minuti di Cortopugliese – Calzoncini corti

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Salve, questa è una storia triste, perciò ve ne racconto un po’.

Ieri abbiamo avuto ospiti a cena. Sì, è vero, ho mangiato senza ritegno. Dopo, però, abbiamo visto i filmini. Non quelli porno, naturalmente, perché dopo una cena abbondante sono forse indigesti, comunque dei film sono io l’appassionato, io riprendo di tutto, ho paura che la vita mi sfugga, e ne riprendo perciò ogni sequenza.

“Cosa vediamo?” Chiedono.

“Quel che volete -rispondo-: calzoncini corti, prime esperienze, i grandi viaggi, il matrimonio.”

Li convinco a rivedere “calzoncini corti”, è quello che preferisco, loro lo sanno, è per questo che li considero amici. Comunque, silenzio, la proiezione ha inizio.

“Da piccolo, ero molto buffo.”

Adesso non mi guardo più con la stessa attenzione, o con la stessa simpatia. I miei si ostinavano a non comprarmi dei veri pantaloni, dicevano che poi sembravo più grasso e più grande. Con gli occhiali e quegli odiosi pantaloncini faticavo, però, a trovare amici della mia età. Per questo mangiavo e ingrassavo. Poi mi diedi al teatro.

“Qui, sull’ampio terrazzo dell’edificio dei nonni , ho cominciato a recitare e a farmi conoscere. Non ero ancora Cortopugliese. Forse era il tempo del Tenente Sheridan : e perciò rappresentavamo dei gialli. Io li scrivevo e quindi interpretavo, quasi sempre, il protagonista: l’ispettore di polizia o il criminale furbo e imprendibile, come nelle immagini che state ora vedendo, non c’è l’audio ma sono lo stesso molto eloquenti.

Ma ecco, quella macchia rossa rotonda sulla mia fronte è vernice sparata da una pistola di plastica: troppo da vicino, maledizione, troppo da vicino!

Eppure, nelle prove, la colluttazione sembrava perfetta, credibile con quel rivolo di sangue alla Hollywood. Comunque curavamo le scene, creavamo gli ambienti, saccheggiavamo dalle cantine mobili vecchi.

Vedete che pubblico? Venivano tutti i bambini della zona. E guadagnavamo bene, ad occhio e croce un paio di aranciate a testa, anche tre quando c’erano le prime, che ovviamente costavan più care. Bei tempi!

Ecco, qui riprende lo spettacolo. E’ una scena corale, forse un po’ pasticciata: nella foga il tavolino della nonna rimase scheggiato. Non sapevo come dirglielo. Andammo perciò in delegazione e apprezzai molto la solidarietà di tutta la compagnia, ma fui l’unico a prenderle.

Qui invece sono all’ingresso della scuola: e, finalmente, ne esco coi pantaloni lunghi. Ma cosa ci fa questo bel primo piano? La riconosco. Quegli occhi dispettosi e vivaci li ricordo ancora.

Ma quella è un’altra storia, per ora taglio corto, ma la racconterò, parola di Cortopugliese.

 

Giambattista Rizzo

Giovambattista Rizzo  (alias Cortopugliese), professionista di successo, dedica i suoi romanzi ai suoi genitori che, tenendolo in vita, hanno dimostrato un notevole senso dell’umorismo.
Di umili origini (per giunta del Sud) e monogamo per infausto destino, ha condotto una vita tutta in salita, dovendo scegliere spesso tra suicidio e ironia. Ingegnere metodico, ha perseverato 40 anni nella scelta iniziale (l’ironia), scrivendo inediti molto apprezzati dal 100% dei suoi due lettori, finché di recente ha provato a conciliare l’attività a reddito con la sua vocazione primaria.
E il contrasto tra il professionista serioso e il Cortopugliese brillante ha giovato all’immagine di entrambi, portando nuovi clienti, interviste TV, pubblicazioni su Maxim e La Ribalta ed un programma su Stream TV a puntate, “I cinque minuti di Cortopugliese”, che ha scritto, diretto e interpretato, rivelando doti da performer espresse anche live, con Marisa Laurito.
Dalla sitcom e con quei personaggi, è nato il suo primo romanzo, Il Marito Virtuale (GMAC, 2010). Olimpo Web: una storia d’amore e d’ironia è il suo secondo romanzo.

One Comment

  1. luciana Brusa ha detto:

    Sempre immediata e pittorica la narrazione, cortopugliese fa vivere i suoi ricordi e fa sorridere anche se ci parla di nostalgie e tempi passati!

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