I 5 minuti di Cortopugliese – Come il dottor Zivago

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Salve, questa è una storia triste, perciò ve ne racconto un po’.

Quel giovedì nevicava: una neve fitta e insidiosa che mi avrebbe scoraggiato, in altre occasioni. Ma quella mattina, pur tremando dal freddo, con la sciarpa enorme avvolta a più riprese, i calzoni ormai alla zuava e i baffi innevati alla Dottor Zivago, mi presentai al lavoro sorridente e fiducioso.

Allora portavo i baffi, baffi del Nord, baffi alla piemontese, me li ero fatti crescere apposta; e quello, a Milano, era il mio primo giorno di lavoro.foto dott zivago cd

All’esterno, l’azienda si presentava imponente, elegante, moderna: una costruzione del futuro. E quel blocco trasparente e azzurrino d’inverno pareva un cristallo di ghiaccio, in una distesa di neve. Il mio ufficio, invece, era solo un camerone ordinario e scialbo, con le pareti vuote, la moquette incolore e tante, troppe persone.

“Ingegnere, le presento i suoi nuovi colleghi. Questo è un ambiente giovane, come lei, e si troverà subito bene.”
Può darsi: ma all’inizio mi persi, tra i nomi e le strette di mano.

Ero il più giovane: gli altri viaggiavano sulla trentina, chi più chi meno chi troppo, come l’ingegner Castorio, che viaggiando viaggiando aveva raggiunto la cinquantina. Eran tutti laureati, tranne le due signore. Ma questo è un po’ il destino delle donne, che in azienda son quasi sempre segretarie, senza grossi titoli (spesso però con grossi attributi); e vengon chiamate sempre e soltanto per nome.

Mi colpì Stella, era magra, bionda, provocante: ne rimasi affascinato. Ma ero timido. E specie con lei non riuscivo mai ad assumere un atteggiamento brillante.

“Stella, sei molto bella”; oppure, cantabile, “Vorrei seguir con te questa mia buona Stella”, erano le sole frasi che mi venivano in mente, quando le ero vicino. Ma non le dicevo, per non sentirmi rispondere “Hai fatto la rima e sei più cretino di prima”, che non avrebbe certo giovato al mio inserimento in quell’ufficio.

Eppure, era spazioso, con tante scrivanie e un bel po’ di telefoni. Ma la mia scrivania era la più piccola e la più lontana dalla finestra, la più vicina alla porta ed alle correnti d’aria, con tutti i telefoni in posizione per me inaccessibile. Mi sentivo solo, impacciato, a disagio: forse anche per una strana stitichezza nervosa, che mi privava di un passatempo gradito.

Cercavo allora conforto nel mio Capo, ‘conterroneo’ illustre. Era un uomo di rara intelligenza, insospettabile cultura, estrema distinzione, malcelata abilità. La tentazione di spiegarmi meglio ed entrar nel dettaglio è forte, ma so che potrei pentirmene.

Posso però aggiungere che, malgrado la statura non molto elevata, i capelli emigrati o al confino e gli occhi enormi riparati appena dagli occhiali scuri, pure il mio Capo piaceva molto alle donne: ed a Stella.
E per questo ogni giorno avrei voluto piangere a lungo e strapparmi i capelli e darmi se necessario anche dei pugni in testa: non per disperazione, ma nella speranza appunto di somigliargli almeno un po’.

Non ci riuscii, per mia fortuna; e fu la stessa fortuna a condurmi nel letto di Stella.
Ma quella è un’altra storia, per ora taglio corto, ma la racconterò, parola di Cortopugliese.
Giovanbattista Rizzo

Giovambattista Rizzo, alias Cortopugliese, professionista di successo, dedica i suoi romanzi ai suoi genitori che, tenendolo in vita, hanno dimostrato un notevole senso dell’umorismo.
Di umili origini (per giunta del Sud) e monogamo per infausto destino, ha condotto una vita tutta in salita, dovendo scegliere spesso tra suicidio e ironia. Ingegnere metodico, ha perseverato 40 anni nella scelta iniziale (l’ironia), scrivendo inediti molto apprezzati dal 100% dei suoi due lettori, finché di recente ha provato a conciliare l’attività a reddito con la sua vocazione primaria.
E il contrasto tra il professionista serioso e il Cortopugliese brillante ha giovato all’immagine di entrambi, portando nuovi clienti, interviste TV, pubblicazioni su Maxim e La Ribalta ed un programma su Stream TV a puntate, “I cinque minuti di Cortopugliese”, che ha scritto, diretto e interpretato, rivelando doti da performer espresse anche live, con Marisa Laurito.
Dalla sitcom e con quei personaggi, è nato il suo primo romanzo, Il Marito Virtuale (GMAC, 2010). Olimpo Web: una storia d’amore e d’ironia è il suo secondo romanzo.